Conoscere, fare e saper ascoltare: le regole alla Summer School di Alma

Pomodoro cuore di bue presso le coltivazioni del Podere Stuard - Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Pomodoro cuore di bue presso le coltivazioni del Podere Stuard – Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Voi dovete conoscere la materia prima che utilizzate! Dovete saper distinguere cos’è un pomodoro ‘cuore di bue’ da quello che vi viene rifilato alla rivendita!” : con queste parole lo chef Cristian Broglia, insegnante ad Alma Scuola internazionale di Cucina, fissa nella memoria dei ragazzi che hanno partecipato all’ottava edizione della Summer School, uno dei requisiti fondamentali per una preparazione adeguata al mestiere che eserciteranno: la conoscenza approfondita della materia prima.

Lo chef Cristian Broglia durante la raccolta ortaggi - Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Lo chef Cristian Broglia durante la raccolta ortaggi – Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Un’esperienza straordinaria per loro, tra i migliori diplomati in Italia negli Istituti Alberghieri, un momento che stimola riflessioni importanti per me.

La scuola, la conoscenza e il fare

D’estate le scuole sono una bella occasione per capire meglio il tema della conoscenza, che è un punto centrale nella modernità.

Preparativi della sala buffet - Alma Scuola di Cucina , Summer School 2015

Preparativi della sala buffet – Alma Scuola di Cucina , Summer School 2015

Una scuola di cucina dovrebbe comprendere anche tutto ciò che è collegato con la sala, il luogo in cui la cena o il pranzo saranno serviti. Quello è una sorta di “palcoscenico” in cui va in scena lo spettacolo del cibo. E gli spettatori sono una popolazione variegata, mediamente non sempre così preparati a capire cosa stanno mangiando, quindi critici inclementi e a volte incompetenti dei piatti serviti. Conoscere quello che viene servito è l’anticamera per apprezzare da ogni punto di vista il pasto che solo da lì in poi potrà diventare un vero momento di piacere. Per questo serve uno chef che sia in grado di preparare cibo “comprensibile”, con materie prime selezionate, attento alla combinazione dei sapori, e per questo servirà anche un responsabile di sala capace di trasmettere al cliente, avventore del locale, il racconto di quanto è contenuto in quel piatto. Il cuoco ne catturerà il palato e il maître di sala, l’attenzione. Un lavoro di squadra che richiede grande sintonia col resto dell’équipe in cucina e con gli addetti alla sala. Un vero e proprio lavoro organizzato, con le dinamiche tipiche della ristorazione, così come lo è il lavoro in azienda col Product Manager (lo chef e lo staff dei collaboratori in cucina) che crea il prodotto e il Direttore Commerciale (i responsabili di sala e i collaboratori in sala) con gli area manager che vendono. Un sistema che in modo analogo ripete attriti ed equilibri dell’ambiente aziendale: la proprietà o la direzione generale devono essere capaci di assicurarne armonia, lavoro di gruppo e sostenibilità economica.

Come in azienda per le diverse professionalità, in un mercato affollato come quello della ristorazione e con una clientela tanto esigente, oggi è fondamentale che ogni addetto del ristorante sia preparato.

Alla Summer School di Alma

Nella giornata trascorsa ad Alma, per vedere cosa succede alla Summer School, ho potuto toccare con mano come si struttura una preparazione qualificata, la stessa con la quale questi ragazzi, futuri chef o maître di sala, ci rappresenteranno nel mondo.

Visita al Podere Stuard - Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Visita al Podere Stuard – Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Così giovedì siamo andati al Podere Stuard azienda agraria che si occupa di fare ricerca e sperimentazioni a salvaguardia della biodiversità, per la tutela delle specie antiche. Qui ho avuto un assaggio di una formazione in cui la materia è affrontata direttamente lungo tutta la sua filiera. Il passo successivo è stato difatti quello di recarci nella serra di un’azienda agricola locale a raccogliere le verdure per la preparazione della cena.

Vedere nelle proprie mani, parlando direttamente col produttore, i pomodori, i peperoni, le cipolle e le melanzane, è assolutamente un’altra cosa che andare al supermercato o in negozio. Lì tu guardi il prodotto che ti richiama coi suoi colori, la sua consistenza e il suo profumo, lo scegli, lo riponi nel cesto e lo porti via prefigurandoti già come lo utilizzerai e cosa ne farai e quali sorprese ti potrà regalare quando lo lavori. Palpi gli ortaggi con sensi diversi dal farteli servire da un addetto del negozio o incelofanati al supermercato.

Tutt’un’altra cosa. Si tratta di un’esperienza da mettere nel proprio bagaglio culturale perché servirà nella propria vita lavorativa.

Carro di cipolle napoletane all'azienda agricola -  Alma Scuola di Cucina - Summer School 2015

Carro di cipolle napoletane all’azienda agricola – Alma Scuola di Cucina – Summer School 2015

E con il maestro chef non c’è mica tanto da fare i furbi: la divisa deve essere pulita e in ordine, il piano di lavoro altrettanto, serve sapersi organizzare, preparando tutti gli ingredienti necessari, capire le terminologie precise dei tagli delle verdure e dei pezzi di carne, delle loro lavorazioni (es.: tonno di coniglio), delle salse (salsa bearnese, cos’è?) e della pasticceria. Sapere quali coltelli o pentole utilizzare e organizzarsi per mantenere la propria postazione in ordine e pulita. Serve lavorare a stretto contatto anche con tanti altri, in spazi stretti e caldi, senza sgomitare, protestare né fare troppa confusione.

Lo chef Cristian Broglia assegna le preparazioni agli allievi - Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Lo chef Cristian Broglia assegna le preparazioni agli allievi – Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

E per quanto riguarda gli addetti alla sala, il maître/sommelier, docente per Alma Wine Academy, Roberto Gardini ci dà una dimostrazione di quali abilità servono. Mostra come sbucciare e tagliare con coltello e forchetta la frutta, come preparare alla lampada le crêpes suzettes e la banana flambée, e come comportarsi in sala, con un sorriso sempre disponibile e uno sguardo vigile a servizio del cliente. Questa figura, per preparare la quale è partito quest’anno ad Alma un corso specifico, è il punto di raccordo tra il cibo servito e l’immagine di un ristorante capace di comunicare la propria qualità in modo completo.

Il Maitre sommelier Roberto Gardini mentre dà prova dell'attività di sbucciare e tagliare con cortello e forchetta - Summer School 2015

Il Maitre sommelier Roberto Gardini mentre dà prova dell’attività di sbucciare e tagliare con cortello e forchetta – Summer School 2015

Nulla è dato per scontato perché saper fare è un’attività che non si improvvisa in un contesto dove le esigenze sono elevate e dove le professionalità presenti sono numerose. Saper fare è il frutto di conoscenza ed esperienza di lunga data. La scuola serve anche ad accelerare questo percorso grazie soprattutto all’esempio ed all’esperienza che i maestri possono trasmettere.

I ragazzi al lavoro per la preparazione della cena - Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

I ragazzi al lavoro per la preparazione della cena – Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Forza di volontà, autodisciplina, resistenza alle fatiche ed al sacrificio: non sono elementi che tutti si sentono disponibili a sostenere.

Fare cucina, come tanti altri lavori che hanno a che vedere con la manualità, non è un mestiere per tutti. Non è solo spettacolo, anche se preparare uno spettacolo teatrale per esempio richiede studio, preparazione, attitudine alla recitazione e sacrificio. E lo spettacolo a cui assiste il consumatore andrebbe per questo essere raccontato anche nella sua preparazione dietro le quinte perché solo così il consumatore può essere messo in condizione di capire cosa sta approcciando.

Pausa pranzo alle 14 in cucina  - Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Pausa pranzo alle 14 in cucina – Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

E il cliente?

Ma il cliente che siede al tavolo è in grado di leggere tutto questo? Dall’esperienza sensoriale del piatto che gusta davanti a sè, all’atmosfera dell’ambiente della sala con gli arredi, il profumo e il sottofondo acustico, fino al racconto del maître-sommelier – figura poliedrica, con competenze diverse – da tutto ciò dipenderà la buona riuscita del pasto e il suo apprezzamento.

Il menu della cena del 6 agosto - Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Il menu della cena del 6 agosto – Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Non si può essere solo e sempre consumatori compulsivi che, acquistato qualcosa, necessitano immediatamente dopo ancora di qualcos’altro per soddisfare una brama insaziabile di possesso. Anche il cliente deve essere educato e lo si può fare raccontandogli cosa fa chi produce, rendendolo consapevole della sua avventura.

Con onestà ed autenticità, per recuperare le radici dei gesti che facciamo, le origini del piacere.

Il “fare” nella scuola

L’esperienza che ho letto nelle facce dei ragazzi davanti a chi spiegava in modo didascalico era inizialmente quella di subire passivamente la lezione ma subito dopo le loro facce cambiavano quando li si metteva direttamente all’opera, coi prodotti, con le mani, con il fare.

I ragazzi durante la visita al Podere Stuard - Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

I ragazzi durante la visita al Podere Stuard – Summer School 2015 di Alma La Scuola di Cucina

Quando la scuola si apre al paradigma del lavoro nella didattica, essa utilizza un metodo che porta al centro dell’attenzione il rapporto con la realtà. E poiché il lavoro è guidato in prevalenza dall’esperienza, di cui il pensiero è la sintesi successiva, è più difficile manipolare gli alunni al volere dei maestri, quindi sarà più facile lasciare maggior spazio alla creatività individuale.

Il lavoro artigianale, fatto “a regola d’arte”, è l’anticamera per arrivare alla bellezza in modo esperienziale, come risultato del lavoro delle mani sulla materia prima. Questa stessa esperienza è il modo più semplice per comprendere anche la bellezza di una poesia, o di un testo letterario, o di un dipinto o di un’equazione matematica, perché ci introduce al lavoro intellettuale attraverso l’ esperienza reale.

Reggia di Colorno sede di Alma Scuola di Cucina - Summer School 2015

Reggia di Colorno sede di Alma Scuola di Cucina – Summer School 2015

La scuola deve essere un luogo dove il “come si fa” spalanca a domande sul “perché si fa”, dove ”il fare” è il luogo “drammatico” del rapporto con il significato delle cose e quindi il palcoscenico per una maturazione vera dei ragazzi, dei cittadini.

Voglio una scuola così.

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Da grande: una bella storia da ricordare.

l'arrivo a Massa Lombarda, sede di Vibrazioni Art Design

l’arrivo a Massa Lombarda, sede di Vibrazioni Art Design.

Da piccoli.

“Che rogna, per i figli avere padri e madri!” (…) e dire che, quando saremo grandi, saremo magari scemi come loro!”:

così parlano i ragazzi protagonisti, nel finale de “La guerra dei bottoni“ di L. Pergaud. Come dire che senza neanche accorgersene, succede che tutta la magia che ci riserva l’infanzia svanisce bruciata nel tragitto verso l’età “matura”, arrivando a renderci pure “scemi” agli occhi dei bambini. Loro ci osservano e fanno fatica a spiegarsi le nostre contraddizioni e la scarsa coerenza tra chi siamo e chi eravamo. Per questo abbiamo anche noi bisogno di storie che ci aiutino a riattizzare quella fantasia e a recuperare l’incanto che fa credere che qualsiasi miracolo sia possibile, a qualunque età, in qualsiasi momento, e nonostante tutto.

La storia e il suo protagonista.

Così potrei raccontarvi il successo di Vibrazioni Art Design: una bella storia a lieto fine che ha per protagonista Alberto,

Alberto Dassasso - fondatore di Vibrazioni Art Design

Alberto Dasasso – fondatore di Vibrazioni Art Design

un trentenne, un tantino ribelle, magari anche un po’ egocentrico e sanamente visionario. Un po’ come i bambini. Questi sono tratti che io – almeno per come l’ho conosciuto nelle poche ore passate ad agosto a parlare con lui, nella sede di Vibrazioni Art Design (VAD), a Massa Lombarda – gli riconosco con tutto il loro valore positivo. Lui si chiama Alberto Dasasso e ne è il fondatore.

Quando qualcuno mi dice che non lo posso fare, quella è la volta che mi intestardisco e vado avanti”.

le secche di Vibrazioni Art Design

le secche di Vibrazioni Art Design

E’ così che nasce la sua sedia: con due attrezzi -sempre gli stessi per 10 anni – un martello e una saldatrice. Quella sedia però è speciale: è fatta della latta dei bidoni di olio usati, e sta girando in tutta Italia ed in buona parte del mondo, conquistando cantanti, personaggi famosi e gente comune.

L’oggetto “feticcio”: la sedia.

E’ bellissima. Non te la puoi dimenticare. Ti colpisce perché è allegra, giocosa, dai colori inusuali, che raccontano tutto il suo vissuto, quello che solo la vita trascorsa dalla materia prima, consumata e usata, può riprodurre. Non è una sedia morta, né un oggetto di design, perché Alberto non si sente neppure un designer. Se in tale ruolo si deve intendere chi valorizza principalmente l’aspetto funzionale degli oggetti, quella non è la parte in cui si riconosce Alberto. Lui si dichiara piuttosto a favore di una produzione di “oggetti emozionali”.

“Per certo non volevo fare niente che fosse per me normale o seriale”.

Non è design neppure nella sua versione di prodotto di lavoro in team, in cui ogni componente contribuisce al risultato finale del progetto.

E’ piuttosto:

 “quel piglio in più che mi ha rafforzato nelle mie intenzioni e nell’ idea che volevo realizzare”.

Con uno stereotipo questo tratto caratteriale si può far risalire alla sua origine geografica: da buon romagnolo Alberto vive nella terra del divertimento e dello spirito libero e più godereccio dell’Emilia Romagna. Non poteva non esserne il giusto figlio.
E tra i clienti di Vibrazioni Art Design c’è chi la sedia l’ha attaccata al proprio muro di casa, come se fosse un’opera d’arte.

”Perché l’oggetto deve interagire sia visivamente che fisicamente con la persona”.

Ma perché le sedie? L’esordio della carriera avviene con le lampade. Il primo prodotto era più una prova tecnica di produzione”, senza forma propria e rappresentava un test per sperimentare saldatura e colore.

Sedie - Vibrazioni Art Design- foto di VAD

Sedie – Vibrazioni Art Design- foto di VAD

Sulla sedia si sono misurati più o meno tutti i settori del design, anche perché nell’ambito del complemento d’ arredo è un oggetto di uso comune e facilmente collocabile. E’ più facile dell’armadio e meno impegnativo di una lampada che – se inappropriata – può rovinare un’ ambientazione. La sedia può essere bella anche da sola e vincola meno l’arredamento. E’ imitabile, ma il gusto delle proporzioni, la combinazione dei materiali e dei colori, è una scelta che nasce dalla propria sensibilità e dalla poetica del creatore.
Alberto ne progetta diversi modelli senza per questo sentirsi un artista, almeno nella connotazione più popolare del termine che lo vuole rappresentato come una persona fuori dagli schemi. Lui si sente più un artigiano che segue una strada tutta sua personale, fuori dai concetti preconfezionati.

E poi la scuola.

Ma dietro al successo c’è anche quella parte della storia – meno cara ai bambini, mitizzata talvolta dai grandi – che riguarda la scuola. Comincia col triennio al Ballardini, l’ Istituto d’arte di Faenza

Insegna dell'Istituto d'arte Balalrdini a Faenza

Insegna dell’Istituto d’arte Ballardini a Faenza

ad indirizzo ceramico, e prosegue con un biennio di perfezionamento aperto a tutte le persone, di tutte le età e da tutto il mondo. Un’esperienza quest’ultima che ha rappresentato una fonte ricchissima da cui ricevere e dare stimoli diversi, complici le diverse provenienze, i differenti linguaggi, ed un approccio formativo meno rigido.

Gli insegnanti, quegli individui determinanti nella vita di tutti gli studenti di tutte le età e in cui per caso Alberto si è imbattuto, erano artisti affermati nel campo ceramico (Emidio Galassi, Stefano Merli, ecc.), docenti con un “approccio alla pari” rispetto agli studenti, pronti a concedere massima libertà e fiducia agli allievi nello svolgimento dei loro compiti. Altra cosa da papà Simon de “La guerra dei bottoni”.

La scuola è stata anche una palestra per affinare un metodo nell’ approcciare un progetto di lavoro, ed insieme un allenamento alla manualità nella materia ceramica. E’ una materia prima fragile e delicata, unica nel formare a questa specifica abilità. Dopo il biennio di perfezionamento, il diploma di maturità. Dell’Università invece, l’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, con sedi diverse in Italia), resta un ricordo più opaco, da cui emergono soprattutto reminescenze di dissenso e di disagio con i docenti incontrati.

Da grande.

Ma in questa storia, contano anche i momenti “tecnici” più rilevanti: il 2007 è l’anno della partecipazione al salone satellite di Milano. Qui debutta per la prima volta la sedia più semplice, la prima, quella con la lamiera che riporta la scritta “olio Fiat”.

Riccardo Zanobini - socio e mente commerciale -marketing di Vibrazioni Art Design

Riccardo Zanobini – socio e mente commerciale -marketing di Vibrazioni Art Design

E come in tutte le storie che si rispettino ci sono anche dei cavalieri bianchi. Il primo arriva a cavallo di una moto: è Riccardo Zanobini che entra in scena come componente la nuova compagine sociale di VAD che nel 2012 si trasforma in srl. Al creativo-artigiano non può mancare il commerciale-comunicatore. E quello è il ruolo di Riccardo.

Ma il cavaliere che ribalta completamente le sorti di VAD compare “magicamente” alla fiera Abitare il tempo, nell’ edizione del 2010. Lui è il proprietario di Baxter, azienda di arredo che produce divani in cuoio di alta gamma. Si presenta allo stand di VAD per acquistare dei pezzi per casa sua e da lì scrive il lieto fine (anche se il bello comincia giusto ora ..) di VAD..
Le strette porte della prestigiosa rete commerciale di Baxter – che rifornisce punti vendita nazionali selezionatissimi – miracolosamente si aprono, decretando un ingresso rapido ed a costo zero in una rete commerciale consolidata, e con marchi di nicchia prestigiosi (Boffi, ecc.). Il successivo Salone del Mobile  sancirà il successo acquisito.

Fine?

C’è una morale in questa storia?  Di morali non ce ne sono mai: solo begli esempi da capire. Viene da dire però che capacità, intuito e fortuna, servono tutte insieme, e che vi si può anche arrivare attraverso la fantasia, la creatività, la libertà, l’ intuito e il disinteresse che avevamo da bambini e che sono ora sepolti dentro.

Ma gli stessi bambini che abbiamo intorno a noi,  così come i vecchi, possono contagiarci positivamente.

Le risorse personali che possediamo, insieme alle visioni ed agli strumenti più evoluti di cui oggi disponiamo (vedi internet, web 2.0, tecnologie high tech ) e il know how (l’eperienza dei vecchi, dei maestri) possono dialogare insieme ed essere fortemente produttive e creatrici. Togliersi di dosso quel “vestito da grande” che ci siamo voluti ritagliare e che ci inscatola sarebbe però la prima cosa da fare. Forse così vivrebbero tutti non “felici e contenti”, ma più fiduciosi e ottimisti.

Ma come dice D.F.Wallace :

questa è l’acqua…..le realtà più ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso più difficili da capire e da discutere”.

Sedie di Vibrazioni Art Design- particolari- foto di VAD

Sedie di Vibrazioni Art Design- particolari- foto di VAD

Arte, artigianato e lavoro: che storia! (I mosaici – Parte Seconda)

La storia e le sue “tessere”.

Sole - Marco De Luca

Sole – Marco De Luca

Pensando alla sensazione di disagio che travolge oggi anche il più lucido e consapevole degli ottimisti (se ancora ne rimangono) viene da dire che in giro non c’è molto di cui gioire né da cui sentirsi stimolati “al fare”. Ma se si cerca con altri occhi, ricordando che noi ci raccontiamo e ci pensiamo nel futuro grazie anche al vissuto che portiamo dentro, ci arriverebbero ottime sollecitazioni proprio dalla nostra storia.

Per storia penso a quella fatta non solo di oggetti – di cui alcuni ingombranti, come i monumenti, ed altri più piccoli come i nostri cimeli – ma soprattutto a quella che parla delle persone, con le loro attività, le loro opere sparse sul territorio, il loro esempio e la vitalità che ci ispirano guardandoli. Anche se per istinto vitale la prima cosa che si cerca è la novità, rivivere la storia nell’attualità delle nostre vite, ha un ruolo determinante, soprattutto per il nostro futuro.
Prendiamo ad esempio Ravenna: oggi è una città a tutti nota per il suo passato straordinario che la bellezza dei suoi mosaici racconta. La sua storia ci parla di un’arte – a lungo considerata “minore” – le cui dinamiche nel tempo sono emblematiche dell’evoluzione di molte altre attività artistiche.

Galla Placidia- Municipio di Ravenna

Galla Placidia- Municipio di Ravenna

Fino all’XI secolo Ravenna poteva vantare 250 chiese di cui molte erano decorate con mosaici. Sono stati i committenti “forti” del periodo, da Galla Placidia a Teodorico (tra il 430 ed il 560 circa), a dare impulso ai suoi splendidi monumenti. Opere architettoniche commissionate da un “dominus”, cioè dal signore del periodo, che voleva lasciare di sé un segno distintivo forte, per meritare visibilità e prestigio, attraverso un forte investimento, sia finanziario che simbolico, nell’opera commissionata. In questo senso il mosaico rivestiva un’ importante funzione didascalica della cristianità, e celebrativa della sua committenza, coinvolgendo sul piano lavorativo cospicue maestranze italiche con competenze miste.

Il mosaico conoscerà la sua fase di declino a partire dal 1200, con l’affermarsi dell’affresco nel Rinascimento: mutata la cultura di riferimento mutano anche i linguaggi che la rappresentano ed i soggetti che le danno impulso e la raccontano.

Il giardino immaginato- di M. De luca

Il giardino immaginato- di M. De luca

La ripresa artistica della tecnica del mosaico, oscurata per un lungo periodo, si manifesta a partire dalla fine dell’ 800, grazie a due fatti emblematici: il nuovo gusto artistico ed il bisogno di conservare le tracce del passato, per meglio conoscerlo. Attraverso l’intensificarsi dei lavori di restauro emergerà l’esigenza sia di maestranze locali che della loro formazione in quanto tecnici preparati. Nel 1924 viene così istituito il Corso di mosaico dell’Accademia. La scuola formerà un gruppo di maestranze – i Maestri Mosaicisti, come li definisce Severini – che, per l’alto livello qualitativo dei loro lavori e per la fedeltà alla tecnica bizantina, appresa sui ponteggi di restauro, verrà identificato come Scuola (L. Kniffitz).

La tecnica ravennate è nota come metodo “diretto”; il suo contraltare è il cd “rovescio”, più semplice, creato dal friulano Facchina per decorare a mosaico le grandi superfici. La Bottega del mosaico inventerà anche il “metodo diretto su base provvisoria” per i lavori più complessi.

Scuola di Restauro del Mosaico

La tecnica diretta, proprio perché nata dall’attività di restauro dei mosaici antichi, ne sarà l’espressione più fedele e verrà codificata e tramandata attraverso la Scuola per il Restauro del Mosaico di Ravenna. Qui nasceranno altri Istituti di formazione dedicati all’ insegnamento dell’arte musiva: nel ’59, l’Istituto d’Arte per il Mosaico Gino Severini, nel 1963, l’Istituto di Antichità Ravennate e Paleo-Bizantine, facente parte della Facoltà di Lettere. Nel 1984 viene aperta la Scuola per il Restauro del Mosaico della Soprintendenza di Ravenna, dipendente dall’ Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Accanto a queste Istituzioni statali sono stati aperti a Ravenna altri corsi di formazione professionale per il mosaico. Oggi tuttavia stanno attraversando una fase di crisi sia a causa dei nuovi ordinamenti ministeriali previsti per le Scuole Professionali, sia per la carenza di risorse.

L’attività di restauro compiuta sui mosaici ha consentito alla tradizione di diventare competenza. La ricerca tecnica, a sua volta, ha trasformato la competenza – ricodificandola attraverso l’insegnamento nelle scuole – in capacità espressiva e in consapevolezza delle diverse tecniche. Ciò permetterà al mosaicista della scuola ravennate di non essere più solo un mero esecutore di una committenza, ma un suo attivo interprete, quando non un artista. E’ per questa stessa ragione, in virtù della capacità culturale dell’artigiano mosaicista, consapevole dei rapporti tra tecnica e arte, che tanti grandi artisti contemporanei hanno trovato nei mosaicisti ravennati i migliori interpreti delle proprie visioni.

Per contro, se Ravenna è famosa per il mosaico parietale, Spilimbergo (Udine) vanta invece una tradizione nel mosaico pavimentale (soprattutto cocciopesto e pavimenti ‘alla veneziana’). Tale tradizione è qui ben radicata grazie alla virtuosa collaborazione tra fabbriche e laboratori di Venezia. Risale al 1922 l’ istituzione della Scuola di Mosaico, tuttora attiva, che si basa sul cd. “metodo indiretto” su carta, molto economico, più piatto e privo della varietà delle inclinazioni delle tessere tipica della tecnica diretta ravennate. La scuola inoltre, non essendo statale, ma agendo come consorzio privato, non è vincolata ai programmi ministeriali. Gode quindi di maggior autonomia didattica e può così prevedere corsi di 30 ore settimanali di mosaico, formando artigiani bravissimi. Rispetto alla scuola ravennate però, in quanto più orientata alla manualità, la scuola di Spilimbergo dedica meno tempo alla formazione di una “mens critica” nell’allievo.

Un “mosaico” di relazioni di qualità.

Senza Titolo _ M. Bravura per Hotel Wardorf di Milano Marittima 2008

Senza Titolo _ M. Bravura per Hotel Waldorf di Milano Marittima 2008

La storia del mosaico, qui molto semplificata, si dimostra emblematica del contributo e delle specificità che caratterizzano i rapporti tra il mondo delle istituzioni e l’economia, tra il mondo del fare impresa e la cultura, tra il mondo del lavoro e la formazione.

Laddove c’è un contesto in cui la visione delle istituzioni o di alcune menti illuminate si fa portatrice della vitalità del tessuto produttivo di un territorio, e si rende promotrice attiva della sua cultura – sia artistica che tecnica – le proficue relazioni di sistema generano vantaggi per tutti.

Le relazioni vive tra economia, stato sociale e istituzioni favoriscono il territorio nella sua crescita e nella capacità di proiettarsi nel futuro, in quanto ne conoscono le risorse tecniche e le capacità produttive (sia in termini di persone che di know how). Questo è l’ humus sul quale le attività già esistenti possono crescere e svilupparsi e a loro volta generarne di nuove; questo è il potere rigenerante della storia.
Grazie al fervido intreccio tra visioni imprenditoriali e visioni politiche delle pubbliche amministrazioni locali, tra manodopera e scuola si ottiene un effetto moltiplicatore di opportunità. 

Arazzo Rosso_ M. Bravura 1992

Arazzo Rosso_ M. Bravura 1992

Se nell’ antichità la committenza spettava al Principe che promuoveva la realizzazione dell’opera per i propri scopi politici, dottrinali e religiosi, senza alcuna limitazione di fondi, oggi la situazione è molto più complessa e frammentata. Il periodo della committenza forte non esiste più. Lo stesso ente pubblico interviene – per mancanza di risorse – al limite per sostenere la valorizzazione delle realtà artistiche e produttive, in risposta ai bisogni dei cittadini.

Il vuoto di risorse che si è creato tuttavia pur rappresentando una fonte in meno dalla quale attingere per produrre cultura, ha lasciato il posto ad iniziative di sponsorizzazioni private, oggi favorite in Italia anche da una legislazione fiscale agevolativa (decreto Art Bonus).

Inoltre, si è aperto lo spazio all’ autopromozione del lavoro artistico-artigianale anche attraverso la rete, in forme autonome, rompendo un pudore dell’arte che si sottraeva al “mercimonio” per raggiungere destinatari sparsi ovunque nel mondo.

Oltre- di M. De Luca

Oltre- di M. De Luca

Tuttavia, in un contesto così ampio e “a mosaico” serve un tipo di “qualità”  che non può rappresentare le virtù di un singolo soggetto ma va ritradotta come “ qualità delle persone, delle relazioni, dei progetti e dei prodotti.”

Questa è’ la “qualità del fare sapiente e consapevole”. (A. Meomartini membro del CdA Luiss Guido Carli di Roma ) perché oggi il “fare” sta riconquistando la stessa dignità del pensare, anche a partire dai giovani.

gli attrezzi del lavoro - Greta Guberti

gli attrezzi del lavoro – Greta Guberti

** Questo articolo non vuole essere un saggio critico o simili, in quanto non avrei competenze culturali per scrivere in modo specialistico dell’argomento, e riporta solo le mie osservazioni.
Ringrazio invece gli studiosi competenti in merito, come la dr.ssa Linda Kniffitz curatrice del Centro di Documentazione Internazionale sul Mosaico (CIDM) del MAR che con le sue relazioni e la sua illuminante spiegazione a voce mi ha aiutato a mettere insieme questo “complesso mosaico”. Devo menzionare anche il dossier che ho letto dell’Istituto per i Beni artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna che con le relazioni dei suoi esimi studiosi fornisce a chi vuole capirne di più, materiale preziosissimo di studio. (IBC E-R è un Istituto che ha il pregio di fornirci pubblicazioni e iniziative preziosissimi per la memoria e la cultura dell’arte e dei beni del territorio regionale).
Grazie ancora a Greta Guberti che inaugura la sua bottega laboratorio Venerdì 20 settembre in Via Maggiore 65 a Ravenna (consiglio di farci un salto).

Il monte - di M. De Luca

Il monte – di M. De Luca