La fiamma: la conosci?

Un tempo, tempo dimenticato dai sogni stessi, la fiamma faceva pensare i sapienti.

Al filosofo solitario regalava mille sogni. Sul tavolo del filosofo, accanto agli oggetti prigionieri della loro forma, accanto ai libri che istruiscono lentamente, la fiamma della candela richiamava pensieri senza misura. Evocava immagini senza limite.

La fiamma diventava allora, per un sognatore di mondi, un fenomeno del mondo.

Stavamo studiando in grossi libri il sistema del mondo, ed ecco che una semplice fiamma – ironia del sapere – viene direttamente a proporci il suo enigma.

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Collage con due mosche – Frida Kahlo 1953 – foto @maninmente

Dentro una fiamma non vive forse il mondo? e la fiamma non ha anch’essa una vita? non è forse il segno visibile di una creatura intima, il segno di una potenza segreta? non contiene forse tutte le contraddizioni interne che danno ad una metafisica elementare il suo dinamismo?

Perchè cercare dialettiche di idee quando abbiamo, proprio alla radice di un fenomeno semplicissimo, dialettiche di fatti, dialettiche di esseri?

La fiamma è un essere senza massa eppure è un essere forte.

Davanti ad una fiamma noi comunichiamo moralmente con il mondo.
Persino in una veglia semplice qualsiasi, la fiamma della candela è il modello di una vita tranquilla e delicata. Certo il minimo soffio la scompone, esattamente come il pensiero estraneo nella meditazione di un filosofo in meditazione.
Ma quando giunge davvero il regno della vera solitudine, quando davvero suona l’ora della tranquillità, allora regna la stessa pace nel cuore del sognatore e nel cuore della fiamma. Allora la fiamma conserva la sua forma e corre, dritta come un pensiero sicuro, verso il suo destino di verticalità.

Ma per il saggio che io immagino, l’insegnamento della fiamma è più grande dell’insegnamento della sabbia che frana via.

ART CITY BOLOGNA.jpgLa fiamma chiama chi veglia a sollevare gli occhi dal suo infoglio. Ad abbandonare il tempo dei doveri, il tempo delle letture, il tempo del pensiero. Nella fiamma il tempo stesso si mette a vegliare.

Sì, chi veglia davanti alla sua fiamma non legge più.

Pensa alla vita. Pensa alla morte.

La fiamma è precaria e vacillante. Questa luce basta un soffio ad annientarla, una scintilla a riaccenderla.

La fiamma è nascita facile e morte facile.

La candela che si spegne è un sole che muore e la candela muore con dolcezza anche maggiore dell’astro del cielo: lo stoppino s’incurva, lo stoppino si annerisce.

La fiamma ha preso il suo oppio dall’ombra che la serra. La fiamma muore bene. Muore addormentandosi.

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Dora Maar – Ritratto di Nusch Eluard – 1920, stampa alla gelatina ai sali d’argento – Mostra 2017 di Palazzo Albergati a Bologna “Magritte Duchamp e i surrealisti” – foto @maninmente

(da “La fiamma di una candela” di Gaston Bachelard)
Radio 3 “Uomini e profeti” del 31 marzo 2018

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