La scuola delle favole, il suo maestro-artigiano e il corso di stop motion.

Il portone d’accesso.

“Non aprite quella porta” titolava una serie di film horror. A dispetto del titolo cinematografico, non è detto che dietro un uscio si nascondano sempre realtà scomode. Anzi, lo sguardo sullo spaventoso/inguardabile può rivelarne lati nascosti e renderci anche gli unici custodi di quel segreto.

portone d'ingresso di Palazzo Compagnoni Marefoschi- Macerata

portone d’ingresso di Palazzo Compagnoni Marefoschi- Macerata

Dietro questo portone, in via Don Minzoni, a Macerata, nello storico Palazzo Compagnoni Marefoschi, c’è un’antico scalone in pietra dal quale si arriva al primo piano, in una delle più famose scuole di Illustrazione d’Italia. Già il nome è l’anticipazione di un programma: Ars in Fabula alias la Fabbrica delle Favole.

Guai piuttosto a non aprirla quella porta! Chi entra in uno dei corsi di questa scuola – i cui ambienti sono un invito ad iscriversi – è senz’altro una persona dotata di creatività, immaginazione, mano sicura e senso estetico: gli ingredienti base di chi sa disegnare, anzi, creare.

La scuola: la fabbrica delle favole.

Primo piano, pianerottolo ingresso Ars in Fabula - Palazzo Compagnoni Marefoschi- Macerata-

Primo piano, pianerottolo ingresso Ars in Fabula – Palazzo Compagnoni Marefoschi- Macerata-

Ars in Fabula è una scuola di illustrazione specializzata nell’editoria per ragazzi. Come già detto, il talento da solo non basta: la scuola specializzata, coi suoi maestri esperti, può insegnare tecnica, competenze organizzative, gestionali e narrative. Quanto serve per fare il mestiere. Qui insegnano illustratori professionisti di livello internazionale, e qui ha luogo uno degli unici master accademici riconosciuti dal MIUR in illustrazione editoriale. Un master-lavoro durante il quale ogni allievo si dedica ad un progetto-libro assegnato dagli editori in partnership con la scuola. Il master si conclude con l’eventuale pubblicazione del libro realizzato, siglando un contratto con l’editore committente.

Durante l’estate, Ars in Fabula si trasforma in Summer School e propone corsi di basic design e di visual style.

Ma quello che vorrei raccontare qui è il corso di Stop Motion: un corso di tecniche base di animazione, della durata di una settimana, condotto dall’artista-regista Stefano Bessoni .

La stop motion.

Cos’è la stop motion? A detta del suo stesso massimo esperto nazionale, nonché insegnante, Stefano Bessoni, la stop motion ha a che fare con i laboratori di artigiani-alchimisti che, grazie soprattutto al successo delle produzioni del regista Tim Burton, negli ultimi anni hanno avuto la possibilità di uscire alla ribalta, fuori dagli “scantinati” dove inventavano i loro pupazzi e le loro storie.

La stop motionè una tecnica cinematografica di animazione caratterizzata dalla possibilità di scattare fotogrammi singoli, uno alla volta (…) che, rivisti alla giusta velocità di scorrimento, permetteranno il movimento del soggetto inquadrato, creando la fantastica illusione di aver preso vita” (dal libro “Stop Motion – La fabbrica delle meraviglie” di S. Bessoni).

I film che l’hanno portata alla ribalta negli ultimi anni sono Box Trolls, Frankenweenie, Coraline, Nightmare before Christmas, Wallace and Gromit: la maledizione del coniglio mannaro, e Paranorman. Tutti film di animazione che piacciono anche agli adulti amanti del genere.

Stefano Bessoni - foto Ars in Fabula - luglio 2015

Stefano Bessoni – foto Ars in Fabula – luglio 2015

E’ a  Luglio che ad Ars in Fabula Summer School, si tiene il corso di stop motion. Stefano Bessoni, oltre ad essere artista e regista è anche un famoso illustratore. Famosi i suoi recenti libri  Pinocchio o Alice sotto terra. I suoi personaggi sono amatissimi perchè rappresentano figure non imbellettate non ammiccanti. Anzi, sono piuttosto figure dissacratorie, che aiutano ad esorcizzare le paure. Personaggi ossuti, spesso simili a morti viventi, persi in questo mondo difficile e complicato, coi loro occhi sbarrati, dalle coloratissime apparenze, vividi, con quell’aria così sognante, sempre alla ricerca di qualcosa di più bello.

Sognatore – nel senso più immaginativo e creativo del termine – è anche lui. Una persona che spicca per modestia e capacità di mettersi al pari dei suoi allievi, e per saper ricreare per loro, in aula, un’atmosfera divertente. Tutto quello che di solito manca a scuola o al lavoro.

I ragazzi incontrati qui al corso provengono dall’ accademia di belle arti o comunque, quando non arrivano dal mondo del disegno, hanno per esso una passione speciale. E tutti conservano quella faccia da bambino che guarda al mondo con lo stupore un po’ “infantile” di chi sembra sempre alla scoperta di tutto.

Le tappe del lavoro.

Prima di procedere con l’animazione – l’essenza della stop motion – è necessario creare il proprio burattino che rappresenta la materia prima del lavoro filmico.

Partendo dalla progettazione su carta del proprio personaggio, se ne verifica la fattibilità e la nebulosa di idee che ribolle nel cervello verrà così finalmente tradotta in un oggetto definitivo e concreto.

Quindi si procede con la realizzazione dello scheletro, la base su cui costruire il corpo del soggetto. I materiali disponibili sono diversi e variano anche in relazione ai volumi ed alla parte da realizzare: si valuterà l’ espressione da attribuire al viso, alla bocca e agli occhi, la mimica delle mani e degli arti  Infine, bisognerà dipingere il corpo e il viso e cucire gli abiti che il burattino indosserà.

Pronti per “animare”.

Attraverso l’abilità delle mani e la conoscenza dei materiali utilizzabili si potrà trasferire l’ idea del personaggio nel pupazzo finale restituendo al mondo quello che prima si era solo immaginato.

Se all’immaginazione non corrisponde tecnica, pratica e consapevolezza, il lavoro sarà sicuramente molto più complesso.

There’s something magical -almost alchemical- in the Stop Motion Animation world: the animation can give a chance to a concept which at the beginning exists just in the animator’s mind. After a tiring and long work that precise concept becomes concrete and real as a puppet. And then it can take its own ransom moving and becoming alive.

When I saw Ada moving on the screen for few seconds I felt all the magic behind this crazy process. All my tiredness was repaid with satisfaction and happiness.”

Così Laura, illustratrice per bambini e allieva al corso di luglio, nel suo blog a fine corso.

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al pc per l’animazione – Corso di Stop Motion con S. Bessoni – Summer School Ars in Fabula – Macerata – Luglio 2015

Carmen, una ragazza che nel lavoro si occupa di grafica, mi ha riferito che tutti hanno molto apprezzato il corso di stop motion soprattutto perché si è appresa una tecnica. Rientrati a casa si potrà sperimentarla e cominciare fin da subito a realizzare qualcosa. Imparare a FARE: questo è l’aspetto più apprezzato.

Ma ancora: il corso è stato un successo perché stimolante – “ti fa venire voglia di provare e di continuare ad apprendere altri segreti della tecnica” mi dice Carmen – e “ci ha dato l’opportunità di incontrare persone interessanti con cui confrontarsi”. E soprattutto “l’aula è stata uno spazio non competitivo“, un luogo giocoso di apprendimento e di divertimento insieme. Quello che servirebbe sempre.

Le magie che accadono.

Una magia che comincia dal portone fin nell’ingresso della scuola e prosegue col suo maestro e i risultati del corso.

un progetto di Mattia per il corso di Stop Motion - Summer School Ars in Fabula - Macerata - Luglio 2015

un progetto di Mattia per il corso di Stop Motion – Summer School Ars in Fabula – Macerata – Luglio 2015

Ma la magia non consiste solo nell’alchimia del movimento del burattino. Quando con le proprie mani si riesce a svelare nell’oggetto creato la propria natura, ci si rivela nella propria essenza di artefice.  La relazione tra ciò che appare dell’individuo creatore e ciò che è realmente, si chiarisce al mondo.

Timidi, o a disagio, incompresi o anche disabili (l’Atelier dell’errore è emblematico al riguardo), tutti hanno un talento. E’ fortunato chi ha doti spiccate e méntori al proprio fianco perchè riuscirà a spianarsi la strada prima ed a crescere presto per  “volare” lontano.

Tuttavia spesso queste sono porte che non sempre è conveniente nè facile aprire, perchè faticose e impegnative. Solo gli insegnanti, i genitori, gli amici, possono sollecitare gli spiriti creativi nei loro talenti. Possono spendersi per seminare le loro conoscenze ed i loro stimoli e vederli poi ricrescere rinfrescati nelle persone che hanno un talento. Questa è la creazione più importante che potranno compiere, per sè, per gli altri e per tutti.

Abbiamo bisogno di liberare energie creative senza temerne la forza, senza dover pensare se daranno un lavoro o meno, perché è dalle nuove idee che nascono nuove opportunità.

pupazzo realizzato al corso di Stop Motion con S. Bessoni - Summer School Ars in Fabula - Macerata - Luglio 2015

pupazzo realizzato al corso di Stop Motion con S. Bessoni – Summer School Ars in Fabula – Macerata – Luglio 2015

(P.S.: qui il video del lavoro di Box Trolls)

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L’archivio del saper fare della moda

La Moda utile.

dalla mostra Il Gusto della Contaminazione - Modena 28 maggio-19 luglio 2015- Cappello Fiori e Frutta

dalla mostra Il Gusto della Contaminazione – Modena 28 maggio-19 luglio 2015- Cappello Fiori e Frutta

La moda è per le donne – ma non solo – un mondo ricco di fascino e insieme uno strumento per la propria bellezza e il proprio charme. Un mondo identificato spesso come “effimero”,  fatto dei sogni del protagonismo estetico di ognuno . Gli anni ‘80-2000 rappresenteranno l’ apoteosi del fashion system e insieme la celebrazione di “dandismo ” e “yuppismo” nei costumi. Forse quel periodo non sarà neppure più replicabile, tuttavia, il mondo della moda ha rappresentato – qui in Emilia, in particolare – una importante fonte di attività per molte donne, e uomini. Inoltre è il contenitore di gusto e cultura di un periodo, la storia di noi tutti attraverso i segni e i simboli di un’epoca. Ma oggi è anche un’altra storia…

La Moda alle origini…

Quando dal secondo dopoguerra le opportunità ed i bisogni da soddisfare si sono resi più urgenti, la gente dell’Emilia – Romagna, terra di contadini e botteghe artigiane, ha riposto ad essi tempestivamente con l’intraprendenza e la laboriosità che la caratterizzano.

addetta alle riparazioni presso Modateca Deanna

addetta alle riparazioni presso Modateca Deanna

Grazie alla moda anche le donne, impegnate tra famiglia e casa, hanno potuto dedicarsi ad una “produzione manifatturiera” senza dover sacrificare per questo gli impegni domestici e contribuendo così all’ economia familiare attraverso le proprie mani ed una macchina da cucire collocata nella cucina, tra i fornelli. Si fa risalire l’origine dell’organizzazione del lavoro di queste singole sartine, camiciaie e magliaie all’ arte del truciolo, che diffonde in Emilia la cultura dei “gruppisti”, cioè di coloro che tenevano le fila dei diversi artigiani lavoranti al proprio domicilio. Da lì il passo è stato breve verso il consolidamento negli anni ’50-’60 della lavorazione meccanica della maglieria che porrà le basi del distretto tessile di Carpi e della Romagna. Qui avrà sede la produzione di eccellenza della maglia nella moda Made in Italy.

macchine lavorazione maglia - archivio Modateca Deanna

macchine lavorazione maglia – archivio Modateca Deanna

Sono già gli anni ’70, quelli in cui le produzioni diversificate e differenziate per uso, stile di vita, età e condizione economica prefigureranno nuove professionalità come quelle di modellista, stilista, responsabili di prodotto, per citarne solo alcune. Senza dimenticare il ruolo delle tante imprenditrici del settore.

Il libro “Donne nella moda” racconta le storie vere di alcune delle protagoniste del settore in provincia di Reggio Emilia: sono storie reali, seppur romanzate – come succede quando si riannodano i fili dei ricordi – ma sono storie che ci interpellano sul futuro. Anche perché alcune di queste rappresentano un momento definitivamente concluso (Maska, per esempio o Mariella Burani, importanti aziende locali entrambe fallite).

La Moda secondo Miss Deanna

Deanna Ferretti Veroni - archivio foto Modateca Deanna

Deanna Ferretti Veroni – archivio foto Modateca Deanna

La storia di Deanna Ferretti Veroni, titolare dell’azienda Miss Deanna, è diversa da tutte le altre. Anche lei ha iniziato negli anni ’60, finite le scuole commerciali, cominciando con intraprendenza, volontà e senz’altro anche quel po’di fortuna che serve non lasciarsi sfuggire. Così appare nel suo racconto. Ma quello che più colpisce, e che la differenzia da tutte le altre protagoniste, è – oltre alla sua sensibilità artistica – il fatto che lei sia riuscita a cogliere nella collaborazione con i “giovani d’oggi” (stilisti soprattutto) un’opportunità che potremmo chiamare “intergenerazionale”. Il professionista maturo lavorando in sinergia col giovane designer creativo riesce a sperimentare nuove alternative di produzione, innovando. Altre donne, forse perché in ruoli diversi, forse perché non sempre imprenditrici, nel libro sono più “autoreferenziali”.  Spesso si soffermano a rimarcare soprattutto la loro forte dedizione al mestiere ed a contrapporsi alle generazioni attuali, reputate così diverse nei loro ideali di autoaffermazione. Un cliché che non tiene conto della profonda differenza tra ieri e oggi.

Modateca prima e poi

24/11/2008 - San Martino in Rio - Italia - Nuovi spazi e nuova disposizione dei capi del Centro Internazionale Documentazione Moda MODATECA DEANNA. Autunno/Inverno 2008 - Photo Stefania IEMMI

24/11/2008 – San Martino in Rio – Italia – Nuovi spazi e nuova disposizione dei capi del Centro Internazionale Documentazione Moda MODATECA DEANNA. Autunno/Inverno 2008 – Photo Stefania IEMMI

Miss Deanna nasce come azienda produttrice di maglieria nel 1970 scommettendo sulla collaborazione con l’allora giovane stilista Kenzo. Nel 2002 viene ceduta al Gruppo Armani e nel 2014 viene trasferita definitivamente a Baggiovara di Modena.

Cosa rimane di quel passaggio che non è solo generazionale ma anche strutturale, visto che Miss Deanna non esiste più?

Rimane un archivio ricchissimo con più di 50.000 capi creati da stilisti famosi – da Kenzo a Giorgio Armani e Krizia, da Martin Margiela a Neil Barret e Lawrence Steele, inclusi capi reperiti da altri marchi come Mariella Burani che hanno fatto la storia della moda, ed i capi qui archiviati dagli stessi stilisti che vi depositano le loro collezioni storiche. Non ci sono solo abiti preziosi che danno testimonianza dell’ideazione dei creativi, ma anche un compendio delle lavorazioni tecniche e dei materiali utilizzati e dai quali risalire alle lavorazioni e produzioni del passato. Un archivio appunto del saper fare. Accanto a questi capi sono disponibili gli accessori, i filati, i telini prova, i campionari di tessuti. E ancora, le riviste d’epoca di moda, i libri, le foto, la documentazione delle immagini di sfilate e tutto quello che può testimoniare lo stile fashion di un periodo

Sonia Veroni - archivio Modateca Deanna

Sonia Veroni – archivio Modateca Deanna

Nel 2004 così, all’interno di alcuni spazi del maglificio Miss Deanna, prenderà sede Modateca Deanna. Il progetto è innovativo ed alla sua ideazione provvede Sonia Veroni, figlia della fondatrice Deanna, e richiamata dagli USA in Italia per consentire una nuova vita al patrimonio di prodotti rimasto all’azienda.

Oggi questo patrimonio viene messo a disposizione degli uffici stile, dei professionisti e delle scuole (come il Naba o l’Università del design di Milano) per essere consultati, studiati e ripensati attraverso servizi di didattica, ricerca on site e ricerca personalizzata. Ma non solo: Sonia collabora come curatrice alla realizzazione di varie mostre di cui l’ultima qui a Modena.

A Modateca funzionano un archivio campionario, con le linee di maglieria di Miss Deanna dal 1960 al 2004 e costituito dagli oltre 10.000 capi; un archivio vintage, di 40.000 capi attraverso i quali è possibile seguire il trend dello stile dai primi del ‘900 fino ai giorni nostri; un archivio tecnico, utile per studiare le varie tecniche di costruzione dei capi e il loro diverso confezionamento nel tempo in relazione alle tendenze; la biblioteca, con più di 3.000 volumi di soggetti ed epoche diverse e l’ emeroteca, con oltre 20.000 numeri tra le più famose testate a livello internazionale, dai primi del ‘900 ad oggi e reportage delle sfilate di Pret-à-Porter ed Alta Moda di  New York, Londra, Milano, Parigi.

Il materiale è una ricca fonte di ispirazione creativa e produttiva a disposizione del pubblico specializzato del settore.

Sonia è entrata nel 2013 ed ha impiegato due anni, fino al 2015, per organizzare Modateca così come lei la concepiva. Oggi l’esposizione cambia e viene integrata, in un continuo aggiornamento ogni 6 mesi.

Il futuro e le sue geografie creative

Mostra anni '80 Modena, maggio 2014

Mostra anni ’80 Modena, maggio 2014 – Archivio foto Modateca Deanna

Questo esperimento testimonia la geniale evoluzione di un’attività familiare che può ben essere presa a paradigma di come la tradizione può evolvere in modo creativo, pur a fronte della crisi del settore, trasformandosi addirittura in un ulteriore successo. E’ la dimostrazione ancora che dalla cultura del lavoro del passato si possono recuperare ed aggiornare gli spunti per produrre innovazione. Se la tendenza che manifestano oggi gli Stati Uniti, passati da un’economia manifatturiera ad una fondata sulla conoscenza e sull’innovazione, è paradigmatica per l’evoluzione futura dell’economia italiana, questo esempio incarna quell’idea in modo “italiano”.

Moretti ben sintetizza il fenomeno scrivendo che:

il fattore produttivo essenziale sono le persone: sono loro a sformare nuove idee (….) quindi non il capitale fisico , o qualche materia prima, ma la creatività, (….) e l’ecosistema produttivo in cui è inserita (la città e l’ambiente)” (da La nuova geografia del lavoro).

La mostra La mostra “Il Gusto della Contaminazione” a Modena, curata in collaborazione da Sonia Veroni e Pietro Cantore, e visitabile dal 28 maggio al 19 luglio 2015, è un esempio tangibile di tutto questo.

Trasversalità, creatività e nessun indugio a rompere confini fino a poco fa temuti – come quelli tra cibo, vestire e arte-  rappresentati in questa mostra, stimolano nuove possibilità.
Per nuovi lavori, nuove imprese e per ripensarsi.

Senza racconti di parole lascio alle foto il compito di fare da guida al racconto e da sintesi finale.
Buona visione e buoni pensieri creativi a tutti!

* un grazie speciale a Sonia Veroni, titolare di Modateca, che mi ha accolta ed accompagnata attraverso la storia di Modateca Deanna e nella lettura della mostra di Modena, Il Gusto della Contaminazione.

Grazie anche alla sua assistente personale, Jessica Carlini ed a Moira che mi hanno accolte e aiutata nella mia visita reale agli archivi e biblio-fotografica, con pazienza.

Da grande: una bella storia da ricordare.

l'arrivo a Massa Lombarda, sede di Vibrazioni Art Design

l’arrivo a Massa Lombarda, sede di Vibrazioni Art Design.

Da piccoli.

“Che rogna, per i figli avere padri e madri!” (…) e dire che, quando saremo grandi, saremo magari scemi come loro!”:

così parlano i ragazzi protagonisti, nel finale de “La guerra dei bottoni“ di L. Pergaud. Come dire che senza neanche accorgersene, succede che tutta la magia che ci riserva l’infanzia svanisce bruciata nel tragitto verso l’età “matura”, arrivando a renderci pure “scemi” agli occhi dei bambini. Loro ci osservano e fanno fatica a spiegarsi le nostre contraddizioni e la scarsa coerenza tra chi siamo e chi eravamo. Per questo abbiamo anche noi bisogno di storie che ci aiutino a riattizzare quella fantasia e a recuperare l’incanto che fa credere che qualsiasi miracolo sia possibile, a qualunque età, in qualsiasi momento, e nonostante tutto.

La storia e il suo protagonista.

Così potrei raccontarvi il successo di Vibrazioni Art Design: una bella storia a lieto fine che ha per protagonista Alberto,

Alberto Dassasso - fondatore di Vibrazioni Art Design

Alberto Dasasso – fondatore di Vibrazioni Art Design

un trentenne, un tantino ribelle, magari anche un po’ egocentrico e sanamente visionario. Un po’ come i bambini. Questi sono tratti che io – almeno per come l’ho conosciuto nelle poche ore passate ad agosto a parlare con lui, nella sede di Vibrazioni Art Design (VAD), a Massa Lombarda – gli riconosco con tutto il loro valore positivo. Lui si chiama Alberto Dasasso e ne è il fondatore.

Quando qualcuno mi dice che non lo posso fare, quella è la volta che mi intestardisco e vado avanti”.

le secche di Vibrazioni Art Design

le secche di Vibrazioni Art Design

E’ così che nasce la sua sedia: con due attrezzi -sempre gli stessi per 10 anni – un martello e una saldatrice. Quella sedia però è speciale: è fatta della latta dei bidoni di olio usati, e sta girando in tutta Italia ed in buona parte del mondo, conquistando cantanti, personaggi famosi e gente comune.

L’oggetto “feticcio”: la sedia.

E’ bellissima. Non te la puoi dimenticare. Ti colpisce perché è allegra, giocosa, dai colori inusuali, che raccontano tutto il suo vissuto, quello che solo la vita trascorsa dalla materia prima, consumata e usata, può riprodurre. Non è una sedia morta, né un oggetto di design, perché Alberto non si sente neppure un designer. Se in tale ruolo si deve intendere chi valorizza principalmente l’aspetto funzionale degli oggetti, quella non è la parte in cui si riconosce Alberto. Lui si dichiara piuttosto a favore di una produzione di “oggetti emozionali”.

“Per certo non volevo fare niente che fosse per me normale o seriale”.

Non è design neppure nella sua versione di prodotto di lavoro in team, in cui ogni componente contribuisce al risultato finale del progetto.

E’ piuttosto:

 “quel piglio in più che mi ha rafforzato nelle mie intenzioni e nell’ idea che volevo realizzare”.

Con uno stereotipo questo tratto caratteriale si può far risalire alla sua origine geografica: da buon romagnolo Alberto vive nella terra del divertimento e dello spirito libero e più godereccio dell’Emilia Romagna. Non poteva non esserne il giusto figlio.
E tra i clienti di Vibrazioni Art Design c’è chi la sedia l’ha attaccata al proprio muro di casa, come se fosse un’opera d’arte.

”Perché l’oggetto deve interagire sia visivamente che fisicamente con la persona”.

Ma perché le sedie? L’esordio della carriera avviene con le lampade. Il primo prodotto era più una prova tecnica di produzione”, senza forma propria e rappresentava un test per sperimentare saldatura e colore.

Sedie - Vibrazioni Art Design- foto di VAD

Sedie – Vibrazioni Art Design- foto di VAD

Sulla sedia si sono misurati più o meno tutti i settori del design, anche perché nell’ambito del complemento d’ arredo è un oggetto di uso comune e facilmente collocabile. E’ più facile dell’armadio e meno impegnativo di una lampada che – se inappropriata – può rovinare un’ ambientazione. La sedia può essere bella anche da sola e vincola meno l’arredamento. E’ imitabile, ma il gusto delle proporzioni, la combinazione dei materiali e dei colori, è una scelta che nasce dalla propria sensibilità e dalla poetica del creatore.
Alberto ne progetta diversi modelli senza per questo sentirsi un artista, almeno nella connotazione più popolare del termine che lo vuole rappresentato come una persona fuori dagli schemi. Lui si sente più un artigiano che segue una strada tutta sua personale, fuori dai concetti preconfezionati.

E poi la scuola.

Ma dietro al successo c’è anche quella parte della storia – meno cara ai bambini, mitizzata talvolta dai grandi – che riguarda la scuola. Comincia col triennio al Ballardini, l’ Istituto d’arte di Faenza

Insegna dell'Istituto d'arte Balalrdini a Faenza

Insegna dell’Istituto d’arte Ballardini a Faenza

ad indirizzo ceramico, e prosegue con un biennio di perfezionamento aperto a tutte le persone, di tutte le età e da tutto il mondo. Un’esperienza quest’ultima che ha rappresentato una fonte ricchissima da cui ricevere e dare stimoli diversi, complici le diverse provenienze, i differenti linguaggi, ed un approccio formativo meno rigido.

Gli insegnanti, quegli individui determinanti nella vita di tutti gli studenti di tutte le età e in cui per caso Alberto si è imbattuto, erano artisti affermati nel campo ceramico (Emidio Galassi, Stefano Merli, ecc.), docenti con un “approccio alla pari” rispetto agli studenti, pronti a concedere massima libertà e fiducia agli allievi nello svolgimento dei loro compiti. Altra cosa da papà Simon de “La guerra dei bottoni”.

La scuola è stata anche una palestra per affinare un metodo nell’ approcciare un progetto di lavoro, ed insieme un allenamento alla manualità nella materia ceramica. E’ una materia prima fragile e delicata, unica nel formare a questa specifica abilità. Dopo il biennio di perfezionamento, il diploma di maturità. Dell’Università invece, l’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, con sedi diverse in Italia), resta un ricordo più opaco, da cui emergono soprattutto reminescenze di dissenso e di disagio con i docenti incontrati.

Da grande.

Ma in questa storia, contano anche i momenti “tecnici” più rilevanti: il 2007 è l’anno della partecipazione al salone satellite di Milano. Qui debutta per la prima volta la sedia più semplice, la prima, quella con la lamiera che riporta la scritta “olio Fiat”.

Riccardo Zanobini - socio e mente commerciale -marketing di Vibrazioni Art Design

Riccardo Zanobini – socio e mente commerciale -marketing di Vibrazioni Art Design

E come in tutte le storie che si rispettino ci sono anche dei cavalieri bianchi. Il primo arriva a cavallo di una moto: è Riccardo Zanobini che entra in scena come componente la nuova compagine sociale di VAD che nel 2012 si trasforma in srl. Al creativo-artigiano non può mancare il commerciale-comunicatore. E quello è il ruolo di Riccardo.

Ma il cavaliere che ribalta completamente le sorti di VAD compare “magicamente” alla fiera Abitare il tempo, nell’ edizione del 2010. Lui è il proprietario di Baxter, azienda di arredo che produce divani in cuoio di alta gamma. Si presenta allo stand di VAD per acquistare dei pezzi per casa sua e da lì scrive il lieto fine (anche se il bello comincia giusto ora ..) di VAD..
Le strette porte della prestigiosa rete commerciale di Baxter – che rifornisce punti vendita nazionali selezionatissimi – miracolosamente si aprono, decretando un ingresso rapido ed a costo zero in una rete commerciale consolidata, e con marchi di nicchia prestigiosi (Boffi, ecc.). Il successivo Salone del Mobile  sancirà il successo acquisito.

Fine?

C’è una morale in questa storia?  Di morali non ce ne sono mai: solo begli esempi da capire. Viene da dire però che capacità, intuito e fortuna, servono tutte insieme, e che vi si può anche arrivare attraverso la fantasia, la creatività, la libertà, l’ intuito e il disinteresse che avevamo da bambini e che sono ora sepolti dentro.

Ma gli stessi bambini che abbiamo intorno a noi,  così come i vecchi, possono contagiarci positivamente.

Le risorse personali che possediamo, insieme alle visioni ed agli strumenti più evoluti di cui oggi disponiamo (vedi internet, web 2.0, tecnologie high tech ) e il know how (l’eperienza dei vecchi, dei maestri) possono dialogare insieme ed essere fortemente produttive e creatrici. Togliersi di dosso quel “vestito da grande” che ci siamo voluti ritagliare e che ci inscatola sarebbe però la prima cosa da fare. Forse così vivrebbero tutti non “felici e contenti”, ma più fiduciosi e ottimisti.

Ma come dice D.F.Wallace :

questa è l’acqua…..le realtà più ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso più difficili da capire e da discutere”.

Sedie di Vibrazioni Art Design- particolari- foto di VAD

Sedie di Vibrazioni Art Design- particolari- foto di VAD