Chi erediterà i mestieri artigiani?

Foto Maestros Academy

Foto Maestros Academy

A Radio 3, nei mesi scorsi, alcuni radioascoltatori intervenivano sul tema “artigianato”.
(Trasmissione Tutta la Città ne parla del 18 02 2014)

Tra questi, una signora raccontava: “spesso mi capita di sentire i vecchi artigiani dei paesi delle Marche lamentarsi perché non ci sono eredi a cui trasmettere le abilità e le tecniche del mestiere”. L’ascoltatrice si chiedeva: “come mai non si riesce a trovare una formula che combini l’esigenza degli artigiani con quella di molti ragazzi sia di trovare un lavoro che di acquisire competenze – aggiungo io – spendibili sul mercato?”.

Il dibattito è complicatissimo e intreccia anche i temi della disoccupazione . E’ però evidente la necessità che chi sa fare un mestiere con le mani deve poterlo trasmettere a qualcuno che lo porterà avanti e che potrà anche in seguito innovarlo.

Un’esperienza che mi ha colpito è quella di Samsung Maestros Academy un progetto che intende mettere in contatto i maestri artigiani e i giovani, per facilitare la nuova generazione di artigiani italiani e “lanciarne” il potenziale, avvicinandoli – grazie alla tecnologia – alle eccellenze che hanno reso grande l’Italia. A prima vista l’idea appare innovativa in quanto – per quello che viene narrato da Real Time del digitale terrestre – gli aspiranti artigiani possono, col tablet, la live chat e successivamente con l’incontro diretto coi maestri, cimentarsi nella propria passione.

Fotoo Maestros Academy

Fotoo Maestros Academy

Certo che se si fa il confronto coi 7 anni di apprendistato, e i 4-10 anni successivi necessari per diventare maestro come richiedevano le corporazioni medievali, lo scarto temporale, pur riattualizzato, rimane incolmabile.

Ma quali e quanti giovani sentono oggi, in Italia, l’attrazione per mestieri manuali ormai sviliti dal confronto coi mestieri della conoscenza? Molti dei potenziali maestri poi lamentano che i giovani oggi sono in generale refrattari al sacrificio ed alle fatiche del lavoro manuale. Cosa potrebbe motivarli quindi ad intraprendere dei mestieri artigiani? La remunerazione? La domanda del mercato?

Foto dal video progetto Maestros Academy

Foto dal video progetto Maestros Academy

Tuttavia, poiché ‘Made in Italy’ – un’etichetta che viene perlopiù da un passato di gloriosa produzione italiana di qualità e creatività – continua a rappresentare l’insieme di attributi che fanno tali i prodotti del belpaese, è necessario che continuiamo a produrre ed innovare con questi requisiti. Per il momento restano ancora inimitabili ma è necessario alimentare la risorsa scarsa di cui c’è più bisogno per mantenere ed aggiornare l’autorevolezza del Made in Italy cioè disporre di artigiani che sappiano produrre bene.

Si può fare bene un lavoro manuale se però c’è qualcuno capace ed esperto che lo sappia insegnare, cioè maestri autorevoli con esperienza di bottega che insegnino a giovani. A questi ultimi basterebbe non tanto avere talento quanto soprattutto essere disposti ad applicare metodo e disciplina per apprendere ed esercitare un mestiere che fa lavorare.

La nuova tecnologia che richiama il progetto Maestros ha il pregio di promuovere e favorire la diffusione di una cultura della manualità e dei suoi prodotti.

Ma cosa ne è dell’approccio diretto, fianco a fianco col maestro di bottega? E’ ancora possibile lavorare con tempi lenti e far pagare il prodotto che viene così realizzato tanto quanto vale il lavoro ed il tempo che gli si è dedicato? C’è un mercato per questo genere di produzione?

Queste le domande cruciali. Dalla risposta dipendono le scelte di tanti giovani- e non più tali- di approcciare il lavoro fatto a mano non solo in quanto hobby o passione. C’è bisogno cioè di trovare il mercato che lo valorizzi e lo ripaghi. E per questo servirebbero scuole ed una maggior promozione istituzionale sui mercati internazionali del lavoro artigiano italiano, ed anche maggior supporto a chi inizia queste attività.

Foto Maestros Academy

Foto Maestros Academy

Le tecnologie possono aggiungere valore a livello di comunicazione e di marketing, perché sulle pagine social creano consenso e convogliano l’attenzione della gente su argomenti anche di cultura del prodotto e delle produzioni. Per altri aspetti, modificando l’approccio produttivo e progettuale – come per es. per le stampe in 3D – possono accelerare i tempi di realizzazione dell’opera.

Ma determinante rimane il valore dell’artigiano, il solo che è in grado di conferire unicità e qualità al prodotto. “Ogni risorsa umana detiene il proprio contributo operativo nelle esperienze accumulate, nelle conoscenze e competenze e queste appartengono alla bottega, al laboratorio, non meno che al territorio in cui si sviluppano” (Repubblica).

Parafrasando due famosi studiosi (R. Sennet e C. Cipolla) possiamo concludere dicendo che di capitale umano si parla sempre poco, se non in termini di minori costi e non di competenze. Il capitale umano però si può costruire nei territori anziché acquistare perché la missione dell’Italia, quella più specifica, è di “produrre all’ombra     dei campanili cose che piacciono al mondo”

ll fare è anche meglio del pensare. (Breve intervista a una parrucchiera francese)

Embed from Getty Images

Distruzione creatrice” è una frase shock di un economista del XX secolo (l’austriaco Schumpeter) ma che rende benissimo la fase di cambiamenti oggi in atto. Viene da chiedersi se è positivo creare sulle macerie della distruzione, e la risposta è che dipende da cosa si distrugge. Se pensiamo ai tabù ed agli stereotipi che hanno circolato (e continuano) fino ad ora, beh io direi: ben venga la distruzione a creare qualcosa di nuovo! Se sul campo di battaglia però restano soprattutto le macerie di posti di lavoro e delle famiglie distrutte, è bene fermarsi a pensarci su.
Ma quanti sono i ragazzi che oggi, nella gestione dei propri “mi piace” assegnerebbero un ‘pollice sollevato’ ai mestieri fatti con le mani? Sicuramente più di ieri ma ancora molto pochi rispetto a quanto sta accadendo oggi. Facile piuttosto vedere i nasi arricciati – quelli di genitori e zie – davanti all’idea del figlio/nipote che sceglie di lavorare con le mani, come artigiano, anzichè continuare gli studi universitari (stereotipo n 1 del lavoro).

Embed from Getty Images
Per esempio, se si pensa al parrucchiere, cosa viene in mente? Non certo i nomi più blasonati (e strapagati) delle sfilate internazionali, per indicare i quali si abusa di appellativi esterofili (“hair stylist” o “coiffeur”)! Viene in mente invece la parrucchiera sotto casa, del salone-vista-passante, con donne imbigodinate (stereotipo n 2 del parrucchiere). Ma il contributo di conoscenze e competenze, del mestiere del parrucchiere o dell’estetista non sono così immediatamente evidenti nell’immaginario comune.

Foto tratta dal film "Il marito della parrucchiera"

Foto tratta dal film “Il marito della parrucchiera”

I film cult ambientati negli anni ’60 riprendono il cliché del luogo di ritrovo per donne frustrate (notevole tuttavia il loro contributo sociale!). Oggi i parrucchieri sono dei professionisti o piuttosto degli artigiani, come si è ribattezzato il negozio di parrucchieri del centro di Reggio Emilia Gate Artigiani Italiani Parrucchieri.

Maurizio Daddona all'opera per sfilata Italghisa - aprile 2014

Maurizio Daddona all’opera per sfilata Italghisa – aprile 2014

Il mestiere si fa solo dopo aver frequentato scuole specialistiche. Ma non basta, perché bisogna conoscere bene la materia prima e le tecnologie per trattarla (capelli e prodotti collegati) e nondimeno le tendenze stilistiche in atto. Si comincia col guardarsi intorno, con l’osservazione e l’ascolto attento della gente e dei personaggi più cool, e si continua con la ricerca, l’aggiornamento costante, i viaggi, le letture di tutto quanto fa tendenza. Una pratica che aggiunge alla conoscenza teorica il valore aggiunto del proprio gusto e della propria sensibilità. Un mix di cui, per altre vie, avevamo già indagato parlando di “restauratori”.
Queste sono le caratteristiche distintive che rendono tale il “mestiere fatto ad arte”. Questo è quanto va tutelato e garantito per tutte le attività lavorative, sia come professioni intellettuali che artigianali. Il resto è fuffa perchè comunque  “fare è pensare” (R. Sennet) e tra l’uno e l’altro non c’è alcuna combinazione gerarchica distintiva.

Laura Baudin al lavoro

Laura Baudin al lavoro

L’incontro da Gate con Laura  Baudin (foto) 23 anni, delle parti di Toulouse, qui in stage in virtù del suo iter scolastico alla Chambre de Métiers et de l’Artisanat di l’Aveyron, aggiunge conferme a queste osservazioni. Laura sta facendo un percorso di 4 anni, dopo aver interrotto un biennio di studi universitari. Alla scuola  impara biologia, chimica, coiffure, una settimana al mese, tra teoria e pratica insieme. Il resto del tempo è a disposizione: può investirlo come vuole, lavorando o curando i suoi hobbies. Laura lavora in un salone del paese di 15.000 abitanti dove vive. “I miei amici, non appena venivano a sapere cosa facevo cercavano di nascondere la loro sorpresa con aria di ‘compatimento'”. La parrucchiera? Meglio forse starsene a casa a studiare medicina, ancora ospiti dei propri genitori – sentendosi bambini a vita – per un titolo che oggi non dà più lavoro? La frase più significativa che Laura mi ha rilasciato è:”la vita è una ‘palette’ di opportunità e non c’è n’è che una: bisogna profittarne”. Vuole viaggiare, ama il cinema e l’arte ed è molto contenta di usare le mani perchè questo le consente anche di rilassarsi e di sfogare lo stress.
Laura è stata fortunata a ritrovarsi a Gate, uno spazio creativo dove stilisti del capello si prendono cura delle nostre ansie da look rimettendoci in forma nonostante la crisi del portafoglio.

Io condivido lo spirito che ispira la loro anima di artigiani. Uno spirito libero e divertito insieme, che non dimentica mai lo sforzo competente della ricerca del nuovo, della bellezza attraverso i suoi attributi e l’ascolto accogliente della gente che passa di lì.
Faccio mio parafrasandolo, il loro : “se osserviamo con calma e attenzione, possiamo scoprire cosa sia realmente un gesto, cosa ci sia dietro. Possiamo scoprire l’armonia del movimento, la ritualità dell’atto, l’eleganza di tutti i gesti che svelano un’unica alchimia: quella dei maestri artigiani, del lavoro paziente che svolgono nelle loro botteghe, per trasformare la bellezza in stile “.
Perchè la vera gioia è nel fare e nel creare e la virtù sta nel farlo bene.