Alma Scuola di Cucina e lo spettacolo dei premi ai suoi talenti .

Gli spettatori e l’accoglienza

Appartengo al genere cresciuto con miti e sogni, quindi particolarmente sensibile a tutto quello che in sé contiene idee anche solo vagamente romantiche. Per questo conserverò un ricordo molto intenso dell’accoglienza di martedì scorso.

L’occasione era una cena, non una qualunque, ma la cena di ALMA, la Scuola di Cucina di Colorno. Menu  “disegnato e realizzato dai maestri Alma in collaborazione con lo Chef Piergiorgio Parini”, così recitava la carta dove ora posso rileggere ogni singolo piatto. A dire il vero non so se esiste un modo alternativo per esprimere come ho “mangiato” quelle portate. Il fatto che la cucina oggi sia assurta a categoria d’arte potrebbe bastare a rappresentare quei piatti come vere opere artistiche. Ognuno rappresentava il trionfo di ingredienti, profumi, aromi e colori combinati con gusto. Insieme, tutto ciò ha creato un accordo di sapori indimenticabili. Difficilmente l’improvvisazione riuscirebbe a promettere tanto piacere.

La rappresentazione

Non solo i piatti hanno contribuito all’esito della cena: se si esclude che la sede era dentro la storica Reggia di Colorno con tutto il fascino dell’edificio, ogni tavolo della sala che ospitava la cena era apparecchiato con gusto, semplicità e accuratezza.

Girasoli al centro tavola, sedie vestite rigorosamente di bianco e personale di sala dedicato ad ogni tavolo, anzi, ad ogni persona. I modi e le attenzioni ricevute in effetti erano degne dei migliori corteggiatori che una donna potrebbe incontrare.  Ma non solo il responsabile di sala, Pierfrancesco Molinari, incaricato di “narrare” ogni volta ai commensali la storia e la vita dei piatti serviti, ci ha accompagnati in quell’esperienza coi suoi modi coinvolgenti. Gli stessi operatori di sala e il sommelier, parlando delle origini delle uve e della loro lavorazione e provenienza, ad ogni vino servito, hanno deliziato i convitati.

Confesso che ho accertato che, pur senza bere, si può crollare lo stesso ubriachi tanta è la forza di simili “vizi”.

Non va omesso il fatto che il contesto era di livello altissimo, non meno dell’occasione di quel convivio: si trattava del conferimento ad  Alma del Grand Prix de la culture Gastronomique assegnato dall’Académie Internationale de la Gastronomie.

Cultura gastronomica: ecco la chiave che apre le porte a tanto sapore e che non nasce solo dall’organo del gusto (la lingua) ma anche dal “cervello, un organo culturalmente (e perciò storicamente) determinato”. In effetti  il piacere di una simile cena altro non è che l’esito di un percorso di qualità che inizia da una scuola autorevole come Alma Scuola Internazionale di Cucina, e che si esprime nei fatti col saper fare’ dei suoi allievi e dei suoi maestri chef, disseminati in tutta Italia e nel mondo, ambasciatori di quello che siamo capaci di fare e di creare

I vincitori dei due premi raccontano il menu

Jaques Mallard, Presidente de l’ Académie Internationale de la Gastronomie, premia lo Chef Piergiorgio Parini Chef dell'Avvenire

Jaques Mallard, Presidente de l’ Académie Internationale de la Gastronomie, premia lo Chef Piergiorgio Parini Chef dell’Avvenire

Un altro premio è stato conferito anche a Piergiorgio Parini come Chef dell’avvenire.

Parini impersona abilità, talento e dedizione e soprattutto un modo di lavorare personalissimo che non si sottrae al confronto con gli altri. Una capacità e un fare artigianali, che vivono attraverso i ricordi e le contaminazioni esterne e che portano a realizzare piatti unici e non convenzionali. Al telefono gli ho chiesto direttamente di descrivermi i due piatti serviti nella serata ad Alma:

  • Chef Parini cosa ha voluto raccontare coi piatti che ha proposto?

“Antipasto di Asparagi , Limone e Angelica e primo di Riso e Stridoli: per entrambi sono partito dal concetto di ricerca e recupero del sapore originario sia dell’asparago che degli stridoli. L’ asparago ha un gusto molto minerale mentre l’angelica ed il limone sono parti di questa mineralità: aggiungendoli si esalta il gusto dell’ingrediente principale. L’emulsione di formaggio di capra che accompagnava la preparazione, in quanto parte grassa, si combinava agli altri ingredienti per allungare il sapore del piatto. Per il riso, il principio seguito è lo stesso: in Romagna gli stridoli tradizionalmente sono utilizzati per tagliatelle condite con sugo di pomodoro o di salciccia. Si mangia così una pasta che solo vagamente ricorda il colore e il sapore originario degli stridoli. In questa preparazione invece il riso viene cotto in acqua e sale, senza brodo: in tal modo diventa un contenitore neutro di sapore che accoglierà ed esalterà l’ingrediente principale. A cottura terminata il riso viene mantecato con succo fresco di stridoli, succo di limone, un po’ di burro acido ed una manciata di parmigiano.”

  • Da cosa nasce l’idea di un suo piatto?

Dall’ottimismo che mi danno le tantissime erbe –talune  anche un po’ particolari – sulle quali sto lavorando da sempre (erbe selvatiche o coltivate, che faccio crescere nel mio orto). Nessun ingrediente ‘extra-locale’: il pesce per esempio proviene da una zona entro i confini tra Ancona e Ferrara. Nessun gambero rosso, astice o capasanta. Faccio una ricerca che parte dai ricordi, senza uno standard preciso, tra tradizione, caso e curiosità. La ricerca di qualcosa di nuovo e personale è per me un modo d’essere”.

A Loanna Giroldi, vincitrice del premio Alma Caseus assegnatole da Renato Brancaleoni, famoso affinatore italiano, direttore del concorso e docente ALMA, ho invece chiesto di raccontarmi il piatto di formaggi servito. La risposta è anche il manifesto di quanto Loanna esprime nel suo locale Toma e Tomi di Carpi:

Selezione di formaggi ALMA Caseus

Selezione di formaggi ALMA Caseus

“Il primo formaggio proposto nella cena era un semistagionato di capra affinato nelle more di rovo e con crosta edibile. Il secondo, un formaggio di latte chiamato Formaggio dei 7 nani, che subisce una lavorazione simile a quella del taleggio ma che si differenzia da quello per la morbidezza della sua pasta e per il sapore . Il terzo formaggio, un pecorino affinato nel fieno estivo, più profumato.  Il quarto ed ultimo, un formaggio di fossa che segue un infossamento all’anno nel rispetto dell’antico metodo con teli di cotone bianchi depositati in fossa a luglio e rivestiti di paglia profumata, appoggiati in sacchi d cotone e rinchiusi nelle fosse in totale assenza di ossigeno. Solo così il prodotto può riuscire”.

Un racconto avvincente da ascoltare; come un’ouverture prima di mangiare (non solo di palato). Loanna ha colto questa sua capacità e il valore di queste narrazioni e le ha espresse come elementi distintivi della sua attività, a Toma e Tomi, un locale per viaggiare tra i gusti e gli aromi dei formaggi artigianali italiani e per celebrare le virtù di 3 ingredienti -latte, sale e caglio – che dalle mani di produttori artigianali trasformano il lavoro in cultura.

Ingresso delle sale di Alma Scuola di Cucina - Reggia di Colorno, martedì 5 maggio 2015

Ingresso delle sale di Alma Scuola di Cucina – Reggia di Colorno, martedì 5 maggio 2015

Anche una cena –  ad Alma soprattutto – diventa un evento culturale.
Grazie!

Artigianato e Made in Italy a partire da qui……….

Italia e Inghilterra si chiude ai mondiali con un due a uno. Il risultato però, in sfide di altro livello, è completamente ribaltato. Lo dimostra un recente documento del Craft Council. Con l’indicazione di quattro punti chiave, si prescrivono alla politica della prossima tornata elettorale inglese del 2015 le linee guida per favorire e promuovere l’artigianato nazionale e, insieme, l’economia del paese. La cosa più interessante è che al primo punto si parla dell’ insegnamento e delle politiche educative. Si dichiara che la creatività deve rappresentare la parte fondante dei programmi educativi. Insegnare le abilità artigiane e manuali, sollecitare il pensiero immaginativo, incoraggiare l’ apprendimento innovativo, sviluppare le capacità tattili che stimolano e presiedono a loro volta le abilità visive e cognitive, favorire l’ occupabilità delle persone con attitudini e abilità artigianali: tutte queste attività sono in grado di produrre una gamma di benefici che avvantaggiano non solo il soggetto dotato di tali competenza ma l’intera economia del paese.

Profumi da: "La bambina del profumo" - Scuole e nidi d'infanzia - Istituzione del Comune di R.E.

Profumi da: “La bambina del profumo” – Scuole e nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di R.E.

In effetti come si potrebbe parlare di artigianato e di primato del saper fare manuale, in una nazione, se non esiste una cultura fondante di questa competenza? Da secoli abbiamo dimostrato una forte difficoltà a dare valore e impulso alla maestria tecnica delle persone. Oggi però, grazie ad alcune pressioni culturali (il prof. Stefano Micelli ne è un portabandiera riconosciuto), politiche e sociali (fondazioni come Symbola o la Fondazione Cologni), l’artigianato sta diventando l’argomento cardine di un discorso più generale che ha a cuore la promozione economica del saper fare italiano (il Made in Italy di tradizione). L’artigiano di oggi è un soggetto nuovo che lavora in nuovi contesti economici dove la maestria del saper fare su misura e la competenza tecnica e culturale della materia prima trattata sono valori premianti.

Di recente il ministro all’istruzione Giannini, in occasione degli Stati Generali della Cultura organizzati a Roma, ha ribadito che “da noi ci si è occupati dei prodotti, cioè i beni tangibili, dei monumenti, della tutela e della valorizzazione. E, invece, la sensibilità culturale da diffondere attraverso la scuola, attraverso l’introduzione e il potenziamento di certe materie, il miglior collegamento tra una formazione teorica e l’acquisizione di competenze pratiche, tutto questo è rimasto ai margini dell’agenda».
Ma da dove si comincia per indirizzare o favorire le abilità manuali delle persone se non partendo dal percorso scolastico dei bambini? Dare a tutti un’educazione che abbia a cuore le abilità ed i talenti di ogni individuo può interrompere il primato culturale detenuto sino ad oggi dai mestieri di concetto .

da: "La bambina del profumo" - Scuole e nidi d'infanzia - Istituzione del Comune di R.E.

da: “La bambina del profumo” – Scuole e nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di R.E.

Tuttavia la scuola si trova spesso incastrata tra la necessità di completare i programmi ministeriali nei tempi prescritti e l’aspirazione verso scelte educative più innovative. Per ragioni di tempo e coi liniti imposti dalle risorse a disposizione, i libri di testo e le scelte editoriali che li rappresentano diventano talvolta l’unico riferimento esaustivo degli argomenti trattati, senza che venga compiuto dall’insegnante alcun adattamento alle specificità della classe.

da: "La bambina del profumo" - Scuole e nidi d'infanzia - Istituzione del Comune di R.E.

da: “La bambina del profumo” – Scuole e nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di R.E.

Al di là dei luoghi comuni attraverso cui conosciamo la nostra scuola, esistono tuttavia anche realtà educative virtuose i cui format sono pensati a misura di bambino ed a tutela dei loro talenti. Parliamo del Reggio Approach, una filosofia ed una pedagogia che attinge al suo maestro fondatore, Loris Malaguzzi, promotore dell’educazione innovativa, e di un metodo capace di valorizzare il patrimonio di potenzialità e risorse che si esplica nei “cento linguaggi dei bambini”. Seguendo la centralità dei “cento linguaggi” di cui l’essere umano è dotato, i bambini, tramite gli spazi atelier, hanno la possibilità di disporre dei materiali più disparati, quindi di avere più linguaggi, più punti di vista, e, soprattutto, di avere contemporaneamente attive le mani, il pensiero e le emozioni. Il risultato è una valorizzazione piena dell’espressività e della creatività di ciascun bambino e dei bambini in gruppo.

Nel progetto delle scuole di Reggio Emilia il punto fondamentale che ispira il format pedagogico ad esse applicato si basa sull’idea che la mente funziona solo se connessa con il corpo. Non esistono linguaggi di serie A o B perché la mano ed il pensiero sono sempre legati insieme e insieme si rappresentano. I bambini, prima ancora di apprendere i segni, sanno già parlare grazie al loro linguaggio interno, anteriore alla costruzione della parola (secondo le teorie di Malaguzzi). Partendo da questo presupposto l’insegnamento è indirizzato ad un soggetto che apprende nella sua unitarietà perché tutto ciò che è connesso con la mente deve necessariamente passare – come primo livello di percezione della realtà – attraverso le mani.

da: "La bambina del profumo" - Scuole e nidi d'infanzia - Istituzione del Comune di R.E.

da: “La bambina del profumo” – Scuole e nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di R.E.

da: "La bambina del profumo" - Scuole e nidi d'infanzia - Istituzione del Comune di R.E.

da: “La bambina del profumo” – Scuole e nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di R.E.

Il progetto sulla scrittura figurata, rappresentativo di queste scelte educative, si ispira a questo principio: insegnanti e atelierista, insieme coi bambini individuano e discutono alcune idee e immagini mentali soggettive in grado di rappresentare determinate parole (ad es.: desiderio, profumo, paura), nel rispetto della maggior libertà esplorativa individuale possibile e ponendo gli allievi in una situazione di ascolto “poetico” reciproco. Partire dalla scrittura figurata consente ai bambini di esprimere con altri linguaggi (il disegno, la pittura, oltre che la parola vocale, la scrittura, ecc.) la rappresentazione che essi hanno in testa di se stessi. Si tratta di una forma di pensiero pienamente libero e creativo. In questo modo anche il disegno e le immagini diventano uno strumento di elaborazione di pari dignità rispetto agli altri. Inoltre, il lavoro svolto in piccoli gruppi permette uno scambio reciproco, la discussione di idee diverse e non la loro omologazione nè la convergenza: si valorizzano le differenze e si insegna ad ogni bambino a confrontarsi ed aiutarsi con gli altri compagni.

Reggio Approach è un approccio alla vita che ha cercato di contagiare la scuola del territorio provinciale dai 0 ai 6 anni. Si tratta di una realtà conosciuta in Italia ed all’estero e che, per precisa volontà politica, dal 2009 è stata estesa anche alla scuola primaria. Quest’anno si è completato il primo quinquennio del format. A breve si avrà l’ingresso nella scuola secondaria di primo grado degli alunni che hanno concluso il ciclo. L’auspicio è quello di riuscire a contaminare anche questo livello scolastico per dare cittadinanza piena ai saperi, alle espressioni ed all’originalità dei bambini.

Atelier  Scuole e nidi d'infanzia - Istituzione del Comune di R.E.

Atelier Scuole e nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di R.E.

La novità del modello educativo sta nello svolgere i programmi ministeriali anche attraverso l’atelier. L’atelierista entra nell’aula per interrompere l’eccesso di parole e di verbale tipico di una certa scuola dove è necessario invece usare linguaggi fluidi e naturali (Malaguzzi). L’obiettivo è quello di riuscire a creare una relazione tra i diversi linguaggi e la mente che già lavora in modo intrecciato e multidisciplinare. L’atelier è un modo di vedere l’insegnamento, una visione che si svolge a partire dell’approccio ai materiali e che si conclude nello scambio con l’insegnante nel momento della progettazione condivisa del lavoro. L’atelier è inoltre un modo di concepire l’apprendimento, non un luogo o una persona. E’ un approccio, in quanto si basa su una progettazione integrata nella didattica: il lavoro cioè si svolge non per discipline ma per concetti e strade trasversali. Ed attraverso l’ingaggio di tutti (pedagogista, insegnante, atelierista, alunni e genitori ) tutti vengono coinvolti e tutti condividono la cultura e le tematiche affrontate.

da: "La bambina del profumo" - Scuole e nidi d'infanzia - Istituzione del Comune di R.E.

da: “La bambina del profumo” – Scuole e nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di R.E.

Attraverso le cose che si fabbricano e più in generale che si fanno con le mani, le persone apprendono qualcosa su di sé, si rappresentano. Proprio come i bambini. Eppure persiste nella civiltà occidentale una concezione ostile all’unione della mano con la testa, una sorta di pregiudizio verso la maestria tecnica. Tutte le abilità, anche le più astratte, invece nascono come pratiche corporee, mentre l’intelligenza tecnica a sua volta si sviluppa attraverso le facoltà dell’immaginazione.  (R. Sennet).
Cominciare lasciando spazio a queste attitudini, valorizzandole nell’educazione dei bambini e insegnandole con pari dignità nella scuola e attraverso pratiche innovative e con strumenti nuovi potrebbe portare risultati utili non solo a livello individuale ma per la stessa economia permettendo alle persone che lavorano di riconoscersi anche in un’identità di lavoro che si può chiamare artigianato Made in Italy.

Però occorre partire da lontano: dai bambini e credere in quello che potranno portarci e portare di nuovo.

 

*Un ringraziamento speciale va a Maddalena, pedagogista, Giusi e Vanna, insegnanti, e Francesca, atelierista, della Scuola dell’Infanzia Comunale e Primaria Statale presso  il Centro Internazionale Loris Malaguzzi che mi hanno accolto e raccontato con la passione che le anima tutto quello che ho cercato di sintetizzare in questo articolo.

 

Un’idea del lavoro diversa: l’artigiano del futuro

Convegno "il futuro è nel lavoro artigiano"- Milano 14 05 16

Convegno “il futuro è nel lavoro artigiano”- Milano 14 05 16

“Il futuro è nel lavoro artigiano”: così si è intitolato il convegno di Venerdì 16 maggio, svoltosi a Milano, a Palazzo Lombardia.

Il futuro lavorativo e, in particolare, gli artigiani, sono uno degli argomenti più dibattuti in questi ultimi tempi. Mi immaginavo perciò che sarebbero stati riproposti i soliti schemi delle sedute tra ” soliti noti”: facce da convegno e discorsi di circostanza. E invece devo piacevolmente constatare che, nonostante in Regione non abbiano fornito nessuna chiave di accesso al wi.fi come ospiti e nonostante non sia stato comunicato alcun hashtag dell’evento, i contenuti che escono (e che vedo) sono inaspettatamente all’insegna del nuovo.

Nelle autorevoli introduzioni dei rappresentanti del tavolo (del presidente della Fondazione Bassetti o di Confartigianato Lombardia o del prof. S. Micelli) si ricontrano – più o meno per tutti – i toni di chi non sa bene come andrà a finire, e pone a sé ed alla platea delle questioni vere, non delle iperboli retoriche su risposte note. Tutti hanno l’ ansia di chi porta al tavolo la propria visione per cercare insieme una soluzione.
La parte più straordinaria della giornata riguarda il momento in cui i rispettivi portavoce parlano delle loro aziende artigiane per metterne in luce gli aspetti di innovazione.

 

Wasp Project

Wasp Project

Wasp Project è un’azienda di Ravenna che si fonda – fatto inedito – sulla collaborazione tra studenti neolaureati ed artigiani. Con lo spirito dell’artigiano che affronta le nuove sfide con mezzi limitati e con la cura e l’attenzione sue tipiche, Wasp Project si è data l’obiettivo di arrivare a stampare case di argilla a basso costo con stampanti 3D ed utilizzando la materia prima disponibile a KM zero.

Stampa argilla - Wasp Project

Stampa argilla – Wasp Project

Wasp Project a Marrakech

Wasp Project a Marrakech

Per riuscire a raggiungere questo obiettivo, il progetto si autofinanzia con la vendita di stampanti 3D e dedicando il 50&% dei profitti alla ricerca e sviluppo. Di progetti simili ne esistono già sia in Cina che negli USA. Si tratta tuttavia di gruppi di lavoro strutturati mentre Wasp Project è piuttosto una realtà inusuale, sia nella sua composizione (studenti e artigiani) che nel suo spirito, in quanto il gruppo insieme condivide più che un obiettivo economico, una passione ed una visione. Il valore etico e la condivisibilità del progetto gli hanno garantito dal basso i finanziamenti per la sua sostenibilità senza dover ricorrere al credito tradizionale.

M. Costabeber e la stampa 3D - DWS

M. Costabeber e la stampa 3D – DWS

DWS, Digital Wax System, azienda nata a Vicenza nel 2007, è la versione tutta Made in Italy della sorella più anziana degli anni 90, che già operava nella stampa 3D in ambito internazionale. Gli anni spesi nelle ricerche di uno specifico gruppo di lavoro, hanno generato DWS a cui si deve lo sviluppo di una macchina di prototipazione rapida, a tecnologia complessa (la cd stereolitografia), in grado di dialogare direttamente con polimeri di diverso tipo, e con la quale ora risulta possibile stampare i materiali nella consistenza preferita.

prototipi di gioielli stampati da DWS

prototipi di gioielli stampati da DWS

Oggi il 95% dei prodotti è esportato in oltre 60 paesi e tutta la produzione si fonda sulla cultura dell’eccellenza italiana e sui valori dell’integrazione sociale, culturale, economica col territorio che ospita quella realtà. L’esperienza di DWS, focalizzata in particolare sulla gioielleria, dimostra che le nuove tecnologie non tolgono lavoro ma piuttosto ne creano. Infatti hanno generato nuove figure professionali come l’artigiano orafo digitale, una figura tradizionale che oggi può operare al meglio con le nuove tecnologie. Altre figure professionali in via di sviluppo sono l’addetto alle macchine additive o lo specialista di nuovi materiali. Per prepararle DWS porta avanti diverse collaborazioni; nelle scuole con fab lab, in particolare, saranno attive presenze. Lo spirito vincente di DWS è anche quello che caratterizza l’ artigiano: è il desiderio di trovare tecniche nuove e sempre più efficaci per realizzare oggetti utili.

Lavanderia Lampo

Lavanderia Lampo

La lavanderia Lampo è una lavanderia di abiti e tessuti per l’arredo casa nata nel 1987 a Mortara. Per 22 anni dentro ad un garage, l’attività è stata svolta soprattutto in forma ambulante. Durante un periodo di difficoltà economiche il titolare comincia a frequentare corsi di aggiornamento di vario tipo (dalla comunicazione, al marketing, alle strategie aziendali fino all’e-commerce). La crisi gli fa capire che serve professionalità per poter lavorare in contesti più competitivi e complessi come gli attuali. Oggi svolge servizi di concierge aziendale (maggiordomo in azienda) ed ha applicato un sistema di tracciabilità dei capi e dei trattamenti, è certificata ed utilizza energia pulita ad impatto zero. Ciò che il suo titolare condivide all’incontro di Milano è che la crisi può obbligare a rivedere i propri “asset” culturali ed a ripensarsi. Investire nella propria formazione può aprire opportunità inattese.

divani allo studio - Berto Salotti

divani allo studio – Berto Salotti

L’azienda brianzola Berto Salotti, è un esempio di evoluzione di un’ azienda artigiana grazie alle nuove competenze della seconda generazione. Il figlio Filippo, portando la comunicazione sul web 2.0, ne ha rinnovato l’identità originaria superandone e svecchiandone gli aspetti più tradizionali e meno attuali. Con quello che rappresenta uno dei primi blog, nel 2004, Filippo Berto riesce a spiegare al proprio pubblico il valore delle lavorazioni che ogni singolo prodotto incorpora. Questo consentirà alla Berto Salotti di crescere anche in periodi sfavorevoli e di riuscire a penetrare commercialmente nel mercato statunitense.

Berto Salotti

Berto Salotti

Le 4 esperienze raccontate appartengono al Nord di fortunata economia. Mancavano il sud e il centro Italia, ma i cambiamenti, si sa, avvengono sempre lentamente e subito avvantaggiano le posizioni già favorite.

In un tempo in cui l’innovazione invade tutti i campi e i luoghi, ed è tanto invasiva quanto rapida ed estesa, è l’uomo artigiano a dover fare la parte del nuovo. Gli artigiani oggi sono una categoria molto variegata che comprende artigiani digitali (i cd makers), artisti, artigiani di bottega, artigiani di piccola e/o media fabbrica. Forme diverse di uno stesso mestiere che oggi o si rinnova o soccombe.

Il valore dell’artigianato premia se viene valorizzata le sua capacità di gestire prodotti su misura, con una manifattura più sevice oriented.

Gadget di DWS: sei violette #3D riprodotte con un codice Braille su ogni petalo, per formare una poesia

Gadget di DWS: sei violette #3D riprodotte con un codice Braille su ogni petalo, per formare una poesia

L’artigiano ha già tutti i requisiti richiesti per competere oggi. Bisognerebbe però ripensare le virtù del suo modo di lavorare, nei diversi contesti che la tecnologia sta ridisegnando e della quale ancora non conosciamo completamente il potenziale innovativo (stampa 3D, scheda elettronica Arduino, web, ITC ecc).

Wasp Project alla biennale di Marrakech

Wasp Project alla biennale di Marrakech

Il cambiamento investe tutti: dall’’idea di famiglia, che deve essere più collaborativa, fino ad una scuola che prepari al lavoro che serve e ad una città più smart, cioè attrezzata con una tecnologia al servizio delle esigenze dei suoi abitanti. Anche le istituzioni devono muoversi: serve una fiscalità più leggera, una burocrazia snella, energia pulita, un’ urbanistica adeguata.
Serve una società diversa: creatività, gusto per il bello, apertura alla condivisione, ai bisogni della società e dei deboli.

Serve la generosità di credere che in questo cambiamento c’è un aspetto fortemente emotivo rappresentato dal fatto che “si può anche realizzare la speranza di concretizzare un proprio progetto, un sogno” (M. Moretti di Wasp Project).
Il mondo sta cambiando comunque: meglio attrezzarsi.