Da grande: una bella storia da ricordare.

l'arrivo a Massa Lombarda, sede di Vibrazioni Art Design

l’arrivo a Massa Lombarda, sede di Vibrazioni Art Design.

Da piccoli.

“Che rogna, per i figli avere padri e madri!” (…) e dire che, quando saremo grandi, saremo magari scemi come loro!”:

così parlano i ragazzi protagonisti, nel finale de “La guerra dei bottoni“ di L. Pergaud. Come dire che senza neanche accorgersene, succede che tutta la magia che ci riserva l’infanzia svanisce bruciata nel tragitto verso l’età “matura”, arrivando a renderci pure “scemi” agli occhi dei bambini. Loro ci osservano e fanno fatica a spiegarsi le nostre contraddizioni e la scarsa coerenza tra chi siamo e chi eravamo. Per questo abbiamo anche noi bisogno di storie che ci aiutino a riattizzare quella fantasia e a recuperare l’incanto che fa credere che qualsiasi miracolo sia possibile, a qualunque età, in qualsiasi momento, e nonostante tutto.

La storia e il suo protagonista.

Così potrei raccontarvi il successo di Vibrazioni Art Design: una bella storia a lieto fine che ha per protagonista Alberto,

Alberto Dassasso - fondatore di Vibrazioni Art Design

Alberto Dasasso – fondatore di Vibrazioni Art Design

un trentenne, un tantino ribelle, magari anche un po’ egocentrico e sanamente visionario. Un po’ come i bambini. Questi sono tratti che io – almeno per come l’ho conosciuto nelle poche ore passate ad agosto a parlare con lui, nella sede di Vibrazioni Art Design (VAD), a Massa Lombarda – gli riconosco con tutto il loro valore positivo. Lui si chiama Alberto Dasasso e ne è il fondatore.

Quando qualcuno mi dice che non lo posso fare, quella è la volta che mi intestardisco e vado avanti”.

le secche di Vibrazioni Art Design

le secche di Vibrazioni Art Design

E’ così che nasce la sua sedia: con due attrezzi -sempre gli stessi per 10 anni – un martello e una saldatrice. Quella sedia però è speciale: è fatta della latta dei bidoni di olio usati, e sta girando in tutta Italia ed in buona parte del mondo, conquistando cantanti, personaggi famosi e gente comune.

L’oggetto “feticcio”: la sedia.

E’ bellissima. Non te la puoi dimenticare. Ti colpisce perché è allegra, giocosa, dai colori inusuali, che raccontano tutto il suo vissuto, quello che solo la vita trascorsa dalla materia prima, consumata e usata, può riprodurre. Non è una sedia morta, né un oggetto di design, perché Alberto non si sente neppure un designer. Se in tale ruolo si deve intendere chi valorizza principalmente l’aspetto funzionale degli oggetti, quella non è la parte in cui si riconosce Alberto. Lui si dichiara piuttosto a favore di una produzione di “oggetti emozionali”.

“Per certo non volevo fare niente che fosse per me normale o seriale”.

Non è design neppure nella sua versione di prodotto di lavoro in team, in cui ogni componente contribuisce al risultato finale del progetto.

E’ piuttosto:

 “quel piglio in più che mi ha rafforzato nelle mie intenzioni e nell’ idea che volevo realizzare”.

Con uno stereotipo questo tratto caratteriale si può far risalire alla sua origine geografica: da buon romagnolo Alberto vive nella terra del divertimento e dello spirito libero e più godereccio dell’Emilia Romagna. Non poteva non esserne il giusto figlio.
E tra i clienti di Vibrazioni Art Design c’è chi la sedia l’ha attaccata al proprio muro di casa, come se fosse un’opera d’arte.

”Perché l’oggetto deve interagire sia visivamente che fisicamente con la persona”.

Ma perché le sedie? L’esordio della carriera avviene con le lampade. Il primo prodotto era più una prova tecnica di produzione”, senza forma propria e rappresentava un test per sperimentare saldatura e colore.

Sedie - Vibrazioni Art Design- foto di VAD

Sedie – Vibrazioni Art Design- foto di VAD

Sulla sedia si sono misurati più o meno tutti i settori del design, anche perché nell’ambito del complemento d’ arredo è un oggetto di uso comune e facilmente collocabile. E’ più facile dell’armadio e meno impegnativo di una lampada che – se inappropriata – può rovinare un’ ambientazione. La sedia può essere bella anche da sola e vincola meno l’arredamento. E’ imitabile, ma il gusto delle proporzioni, la combinazione dei materiali e dei colori, è una scelta che nasce dalla propria sensibilità e dalla poetica del creatore.
Alberto ne progetta diversi modelli senza per questo sentirsi un artista, almeno nella connotazione più popolare del termine che lo vuole rappresentato come una persona fuori dagli schemi. Lui si sente più un artigiano che segue una strada tutta sua personale, fuori dai concetti preconfezionati.

E poi la scuola.

Ma dietro al successo c’è anche quella parte della storia – meno cara ai bambini, mitizzata talvolta dai grandi – che riguarda la scuola. Comincia col triennio al Ballardini, l’ Istituto d’arte di Faenza

Insegna dell'Istituto d'arte Balalrdini a Faenza

Insegna dell’Istituto d’arte Ballardini a Faenza

ad indirizzo ceramico, e prosegue con un biennio di perfezionamento aperto a tutte le persone, di tutte le età e da tutto il mondo. Un’esperienza quest’ultima che ha rappresentato una fonte ricchissima da cui ricevere e dare stimoli diversi, complici le diverse provenienze, i differenti linguaggi, ed un approccio formativo meno rigido.

Gli insegnanti, quegli individui determinanti nella vita di tutti gli studenti di tutte le età e in cui per caso Alberto si è imbattuto, erano artisti affermati nel campo ceramico (Emidio Galassi, Stefano Merli, ecc.), docenti con un “approccio alla pari” rispetto agli studenti, pronti a concedere massima libertà e fiducia agli allievi nello svolgimento dei loro compiti. Altra cosa da papà Simon de “La guerra dei bottoni”.

La scuola è stata anche una palestra per affinare un metodo nell’ approcciare un progetto di lavoro, ed insieme un allenamento alla manualità nella materia ceramica. E’ una materia prima fragile e delicata, unica nel formare a questa specifica abilità. Dopo il biennio di perfezionamento, il diploma di maturità. Dell’Università invece, l’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, con sedi diverse in Italia), resta un ricordo più opaco, da cui emergono soprattutto reminescenze di dissenso e di disagio con i docenti incontrati.

Da grande.

Ma in questa storia, contano anche i momenti “tecnici” più rilevanti: il 2007 è l’anno della partecipazione al salone satellite di Milano. Qui debutta per la prima volta la sedia più semplice, la prima, quella con la lamiera che riporta la scritta “olio Fiat”.

Riccardo Zanobini - socio e mente commerciale -marketing di Vibrazioni Art Design

Riccardo Zanobini – socio e mente commerciale -marketing di Vibrazioni Art Design

E come in tutte le storie che si rispettino ci sono anche dei cavalieri bianchi. Il primo arriva a cavallo di una moto: è Riccardo Zanobini che entra in scena come componente la nuova compagine sociale di VAD che nel 2012 si trasforma in srl. Al creativo-artigiano non può mancare il commerciale-comunicatore. E quello è il ruolo di Riccardo.

Ma il cavaliere che ribalta completamente le sorti di VAD compare “magicamente” alla fiera Abitare il tempo, nell’ edizione del 2010. Lui è il proprietario di Baxter, azienda di arredo che produce divani in cuoio di alta gamma. Si presenta allo stand di VAD per acquistare dei pezzi per casa sua e da lì scrive il lieto fine (anche se il bello comincia giusto ora ..) di VAD..
Le strette porte della prestigiosa rete commerciale di Baxter – che rifornisce punti vendita nazionali selezionatissimi – miracolosamente si aprono, decretando un ingresso rapido ed a costo zero in una rete commerciale consolidata, e con marchi di nicchia prestigiosi (Boffi, ecc.). Il successivo Salone del Mobile  sancirà il successo acquisito.

Fine?

C’è una morale in questa storia?  Di morali non ce ne sono mai: solo begli esempi da capire. Viene da dire però che capacità, intuito e fortuna, servono tutte insieme, e che vi si può anche arrivare attraverso la fantasia, la creatività, la libertà, l’ intuito e il disinteresse che avevamo da bambini e che sono ora sepolti dentro.

Ma gli stessi bambini che abbiamo intorno a noi,  così come i vecchi, possono contagiarci positivamente.

Le risorse personali che possediamo, insieme alle visioni ed agli strumenti più evoluti di cui oggi disponiamo (vedi internet, web 2.0, tecnologie high tech ) e il know how (l’eperienza dei vecchi, dei maestri) possono dialogare insieme ed essere fortemente produttive e creatrici. Togliersi di dosso quel “vestito da grande” che ci siamo voluti ritagliare e che ci inscatola sarebbe però la prima cosa da fare. Forse così vivrebbero tutti non “felici e contenti”, ma più fiduciosi e ottimisti.

Ma come dice D.F.Wallace :

questa è l’acqua…..le realtà più ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso più difficili da capire e da discutere”.

Sedie di Vibrazioni Art Design- particolari- foto di VAD

Sedie di Vibrazioni Art Design- particolari- foto di VAD

Istruzioni per lavorare felici. (Parte Prima)

Greta Guberti nella sua bottega laboratorio di prossima inaugurazione (20/09/14)

Greta Guberti nella sua bottega laboratorio di prossima inaugurazione (20/09/14)

Capita che girando, soprattutto nel periodo estivo, si incontrino persone molto interessanti, incrociate per caso, ma che poi, meno per caso, queste riescano anche ad aprirti a mondi ed imprese appassionanti.

A me è capitato così: a Cervia, in luglio, al mercatino artigianale del giovedì, ho incontrato il mondo del mosaico con Greta, un’artigiana (o artista?) mosaicista di Ravenna. Ma in quanti conoscono l’arte musiva? Io, che appartengo alla folta schiera degli ignoranti, non posso nascondere che dopo questo incontro sono stata contagiata dalla passione dell’arte del mosaico e ho scoperto che non è solo storia e monumenti ma anche e soprattutto attualità, arte, artigianato, produzione, futuro e scuola.

Bottega laboratorio di Greta a Ravenna  prima dell'inaugurazione del 20/09/14

Bottega laboratorio di Greta a Ravenna prima dell’inaugurazione del 20/09/14

Appartengo alle fila di quelli che d’impatto, di fronte a oggetti “in odore” di storia e di tradizione, fanno come i gatti con l’acqua: si scherniscono per paura di impicciarcisi troppo, finchè non ne hanno realmente e tangibilmente percepita la vitalità e il senso di nuovo. Invece, Greta, facendomi vedere come lavora, è riuscita a trasmettermi il senso ed il significato di realizzare un mosaico, facendolo ad arte. E’ una sensazione di piacere molto particolare, che si concretizza nei volumi, nelle cromie degli oggetti intorno. Il racconto del suo lavoro è riuscito a farmi provare quel senso di libertà, di orgoglio del produrre ed il piacere di veder fatto quello che si ha in testa di realizzare, che solo chi sa lavorare con mani competenti riesce a provare.

“Un sapere senza le sollecitazioni della vitalità si fa presto inerte, ma questo stesso sapere senza l’impegno del rigore si fa anche vuoto” (Luciano Anceschi, Che cos’è la poesia?).

Motivo decorativo in mosaico - autore Greta Guberti, Ravenna

Motivo decorativo in mosaico – autore Greta Guberti, Ravenna

Greta si diploma nell’89 alla scuola del mosaico di Ravenna e tutte le sue successive scelte lavorative saranno legate al mosaico che rappresenta per lei una passione per la quale lavora anche su progetti in Oman, Libano, Egitto fino a collaborare alla realizzazione di un’importante opera funeraria in India. Due anni e mezzo in un’azienda di produzione industriale di mosaici artistici la convinceranno che “la vita chiusa in fabbrica come dipendente non le appartiene”.

“Ho sempre pensato più a lavorare che a promuovermi e tutti i nuovi lavori mi arrivavano attraverso il passaparola”. Tuttavia Greta non ignora il valore delle nuove tecnologie e della loro funzione comunicativa e, grazie alla loro facile ed immediata disponibilità – come per lo smartphone – si attrezza per documentare i lavori che esegue.

Quello che più mi ha disarmata, rispetto alle persone che incontro – ai professionisti o agli imprenditori di oggi – è che Greta non mi ha mai espresso una sola lamentela né si è sfogata nell’invettiva o nel malcontento con cui di solito oggi si chiude ogni replica nelle conversazioni. Con la sua attività, fatta di inventiva e di vitalità, Greta piuttosto dedica il suo tempo, le sue energie e le sue risorse al ‘fare’. Si concentra su un lavoro paziente e, con altrettanta pazienza e tenacia, e con non minor fatica, riesce a renderla economicamente sostenibile. “Non c’è altra soluzione, nessun altro modello economico se non quello che abbiamo, con le regole che oggi ci vengono date”: tradotto significa che lei non si adatta fatalisticamente all’ineluttabilità dello scenario intorno, ma che, senza perder tempo, preferisce adoperarsi per il miracolo quotidiano del lavoro, giorno per giorno, tutti i giorni. In un’attività tanto speciale quanto quella del mosaicista.

Ma quale attività, quali prodotti si possono realizzare e per quale clientela, con quale domanda di mercato nel mosaico?

Queste domande contemplano risposte molto più ampie e articolate e vanno ripescate dentro il contesto dell’arte musiva.
C’è una produzione su commessa, che riguarda parti decorative, di tipo architettonico o d’arredo, per privati o per ambiti pubblici. Inoltre c’è un’altra produzione di tipo più dichiaratemente artistico (quadri, sculture, opere d’arte). Infine, ma non da ultimo, esiste anche una produzione di oggettistica in mosaico (cornici, elementi decorativi, ecc.). Alcune aziende come Sicis o Bisazza hanno fatto della produzione industriale di mosaico il loro business e l’azienda Ravannae di Vittorio Bulgarelli, invece si è specializzata in una produzione di nicchia di alta qualità di materiale per mosaici, tanto per citare alcuni esempi tra i più celebri.
Di fatto la crisi attraversa inevitabilmente anche le botteghe artigiane ed i laboratori di mosaicisti: la maggior parte di essi non si avvale più di dipendenti ma fa piuttosto ricorso a collaboratori inquadrati come “artisti” – e non come “artigiani” – per ragioni di sostenibilità fiscale. Grazie al regime dei minimi però giovani e meno giovani hanno avuto l’opportunità di poter lavorare anche per proprio conto, superando l’unica alternativa oggi esistente di proporsi con collaborazioni a pochi euro lordi l’ora, senza limiti d’orario né garanzie di continuità.

E’ calata inoltre la qualità stessa delle commesse ed i mosaicisti più importanti con i quali Greta collaborava hanno a loro volta fatto scelte alternative (o ridimensionandosi o rivestendo altri ruoli in altre realtà). Quelli che hanno collaborato con importanti studi di architettura ed hanno lavorato con architetti e progettisti anche di fama, sono riusciti a mantenere importanti committenze dall’estero a fronte del calo in Italia.

Anche il restauro musivo, settore distinto, è a sua volta in sofferenza visto che la committenza – rappresentata in prevalenza dal pubblico – investe meno negli interventi di recupero dei monumenti.
Greta però ha sempre lavorato: si è resa disponibile per qualsiasi giorno, a qualsiasi ora, mantenendo tuttavia fermo il costo della sua attività. Sorgerebbe però spontanea la domanda: a cosa serva aver studiato tanto?
Ci si risponde con un’altra domanda: cosa si può fare per non dover almeno smettere di lavorare?

E’ evidente che la qualità di un prodotto fatto ad arte dipende da fattori diversi: a partire da talento e dalle abilità artigiane che si esprimono nel manufatto, fino alla qualità dei materiali utilizzati e dal gusto estetico delle cromie e dei volumi combinati insieme nel prodotto finito.

Oggetti di tipo artigianale non coincidono mai con oggetti di valore più turistico-commerciale. La prima domanda da porsi  sarebbe chiedersi perché i prezzi sono diversi. Solitamente la materia prima utilizzata ha costi molto elevati che dipendono o dal tipo di materiale (vetro, ceramica, marmo, ecc.) o dal taglio che ha subito (taglio a mano o pretaglio industriale). Dispiace dover constatare che in prevalenza i prodotti commerciali, a basso costo, sono quelli più venduti nell’oggettistica. Non tutti vogliono o possono sostenere i prezzi dei prodotti più curati. Tuttavia “c’è spazio per tutti”, e i negozi turistici che vendono souvenir in mosaico sopravvivono accanto ai laboratori-bottega artigiani di tipo più artistico.

Persone come Greta – e tanti altri di cui si parla meno o poco in giro – hanno in comune tra loro di riuscire ad espandere le opportunità che abbiamo, di prospettarne delle nuove arricchendo la nostra esistenza e stimolandoci a fare, agire e lavorare. Mettono così in scena nuove possibilità per tutti, costruendo un nuovo mondo, nuove opportunità di lavorare e pensare, che restano a disposizione di tutti.

Col loro lavoro, giorno per giorno, liberano energie positive e le mettono in circolo nel mondo.
Citando Gino Severini:

“Da tutto questo si ricava, io spero, che il mosaico è un bel mestiere, un magnifico mestiere, indissolubilmente legato ad una concezione dell’arte. Ma, ancor meglio delle mie informazioni e delle mie riflessioni, sarà il lavoro stesso dei mosaicisti di Ravenna a dare la miglior lezione a chi saprà ascoltarla. A questi mosaicisti, di cui io conosco a fondo l’onestà, l’amore infinito e l’abnegazione che mettono in un lavoro inteso come una missione, io sono felice di rendere qui il sincero omaggio che essi meritano”.

Intrecci di storie di lavoro e sapere: un laboratorio di restauro tessile.

Qualcuno ha mai notato che parlare di restauro spesso evoca qualcosa di obsoleto, seppur si tratti di un mestiere artistico e nobile?

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La percezione comune della gente riguardo questo tipo di attività sembra coinvolgere una sorta di “pensiero debole”. O forse è debole solo la rappresentazione che di quel settore la gente si vuol fare: vige il sacro timore che, attraverso il recupero visibile della storia, di cui il restauratore è il principale artefice, forse si potrebbe perdere l’ illusione dell’eterna giovinezza cui tutti teniamo.

In questo repertorio del poco o non adeguatamente riconosciuto, un’attività di restauro che la gente meno conosce è quella del restauro dei tessuti: essa si colloca subito dopo i più famosi restauri pittorico, ligneo e architettonico. Nessun altra spiegazione mi viene in mente per capire perchè nessuno o pochi – se non qualche esperto o gli stessi addetti ai lavori – ne conoscano l’esistenza.

Eppure i tessuti antichi ed i manufatti tessili, rappresentano, nel più vasto insieme dei beni culturali della nostra regione e dell’Italia in generale, un valore tanto affascinante quanto prezioso. Ma sono anch’essi poco conosciuti.

RT è un laboratorio di restauro tessile che ha sede ad Albinea, paese pedecollinare della provincia reggiana. Questo territorio è senz’altro meno famoso dei più blasonati paesi toscani dove risiedono le botteghe artigiane di lunga memoria, eppure – benché in pochi ne siano a conoscenza – qui si compiono degli interventi spettacolari, realizzati completamente a mano.

mani all'opera su un manufatto tessile

Le mani di Annalisa all’opera su un manufatto tessile c/o RT Restauro Tessile

Mani di donne: 3 socie – Angela, Ivana e Cristina – e quattro dipendenti, Annalisa, Laura, Stellina e Cristina, tutte plurispecializzate con diplomi e corsi di alta formazione o con curriculum universitari legati allo studio ed alla conservazione dei beni artistici, culturali, archeologici. Qui si recuperano abiti, arazzi, tappezzerie, tessuti antichi, che vengono consegnati alla perizia di queste mani da musei, collezionisti privati, soprintendenze ai beni storico artistici, istituzioni pubbliche e fondazioni.

Angela mi ha raccontato della loro prima attività lavorativa, partita circa 35-40 anni fa con un laboratorio di tessitura a telaio. L’incontro con l’allora responsabili museale, affascinato dalla possibilità di vedere dal vivo quell’antico lavoro, ha coronato il passaggio all’attuale attività di restauro tessile ed ha conferito ad Angela e Ivana i primi lavori di recupero dei tessuti del Museo di Reggio Emilia. L’occasione ha rappresentato non solo un upgrade professionale, in quanto dalla tessitura – con un mercato limitato – sono passate ad un’attività con ulteriori sbocchi lavorativi, ma è stata anche il pretesto per approfondire una nuova materia ed iniziare un percorso di studi attraverso cui acquisire le competenze di restauro.

mani al restauro su tessuti antichi

Le mani di Laura al restauro su un tessuto antico c/o RT Restauro Tessile

Nel laboratorio RT si compiono recuperi di tipo “mimetico”, cioè si fanno interventi non particolarmente evidenti all’occhio del profano, per evitare che quando il pubblico fruisce del manufatto sia distratto dalla vista dei “difetti del tempo”. I restauri sono tutti ispirati da un gusto ed una sensibilità volte a salvaguardare il contenuto storico dell’opera e vengono attuati con metodologie e tecniche di minima intrusione rispetto al manufatto originale. Il pubblico deve riuscire ad apprezzare il diverso concetto estetico che contraddistingue ogni pezzo del passato e non ha bisogno di rivivere in esso gli attuali canoni estetici,  snaturando il senso originario dell’opera.

Negli anni di attività il laboratorio ha affinato la tecnica della tintura artigianale di supporti, filati, veli: ogni pezzo viene tinto su misura, seguendo proprie ricette, in base alle necessità.

Un circolo virtuoso di collaborazioni e scambi a livello nazionale ed internazionale, con autorevoli realtà museali, università e fondazioni attive nel settore, attesta l’attualità dell’approccio al mestiere di RT . Angela, Ivana, Cristina di RT nella loro attività hanno scelto di non isolarsi nella “bottega” ed hanno fatto proprio lo spirito aperto al nuovo ed al confronto.

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Dettagli del restauro di una coperta d’epoca – restauro di RT Restauro Tessuti

Ma perché mai – continuo a chiedermi – una disciplina come questa, in un’ epoca in cui il fashion detta le regole di stile adottate da tutti, dai politici fino ai vip, arrivando persino a creare un mestiere ex novo come quello di “fashion blogger”, perché mai, mi chiedo, un simile mestiere fatto di perizia, precisione, manualità e profonda competenza della materia rimane oscurato nell’ombra?
“Non ne viene riconosciuto il valore” mi risponde Angela.
La risposta è tanto semplice quanto significativa a qualsiasi livello dell’attuale realtà, a partire dall’opzione politica in base alla quale si decide se dare rilievo al patrimonio culturale e devolvere a suo favore i fondi necessari per gli interventi. La matrice culturale è sempre la stessa ed in base ad essa i beni museali ed il patrimonio culturale di cui disponiamo vengono per la maggior parte riposti negli armadi della memoria e lasciati invecchiare fisiologicamente come i nostri ricordi, dimenticando che potrebbero rivivere una nuova vita con noi e con le nuove generazioni, creando lavoro e nuove opportunità, senza imputridire nei ripostigli.

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Divise di epoca napoleonica al restauro c/o RT Restauro Tessile

E se già ci si dimentica dei beni artistici in generale, dentro a questo più vasto corpus, in pochi – se non gli addetti ai lavori – conoscono i tessuti antichi. Eppure la moda continua a dare spettacolo di sè, sia nel nostro paese che altrove nel mondo. Probabilmente i valori da condividere e utili per illustrare i reperti tessili museali hanno bisogno di una certa “messa in scena” per essere meglio recepiti, con buona pace di tutti: dagli operatori del settore fino ai fruitori di beni culturali, inclusi gli stessi operatori della comunicazione. Non parliamo di sfilate, improbabili, visto che i tessuti in questione sono preziosi e delicati,e meritano un’attenzione particolare. Parliamo del comunicare in modo più esteso e diffuso e con linguaggi meno tecnici di certi settori della cultura, spesso abbandonati a favore di altri.
La tessitura è stata a lungo e tuttora viene considerata arte minore. In realtà rappresenta non solo un’ espressione artistica facilmente godibile, ma è anche una testimonianza della storia del lavoro e della storia della società nel suo complesso. Ogni singolo tessuto ci restituisce, a partire dai nostri sensi, come la vista e il tatto, tutta la ricchezza e la sapienza della sua materia, e tutte le informazioni legate ai saperi tecnici, al gusto, agli usi quotidiani, alle mode ed alla cultura di un determinato periodo storico.

restauri tessili elementi di Palazzo Stanga - da Archivio fotografico RT Restauro Tessile

restauri tessili elementi di Palazzo Stanga – da Archivio fotografico RT Restauro Tessile

La storia dell’arte tessile è soprattutto storia di scambi e traffici commerciali, circolazione di materie prime e prodotti finiti, diffusione di modelli decorativi e di tecniche esecutive, migrazione di artigiani e del loro sapere. Solo in apparenza minore, l’arte tessile ha in effetti molte storie da raccontare e intrecciare (…). Un mantello di lana, un piviale, un abito di gala, un arazzo,un velo di seta sono per noi altrettanti microcosmi in cui si rispecchia per l’occhio della mente un mondo più vasto di eventi e significati: gusto, costume, rito, prestigio, stile di vita. Sono (…) le sfumature infinite dell’esperienza umana; e anche da esse esce un’immagine plurima del tempo, un passato che si fa racconto e forse interrogazione comparativa sul presente. L’importante è poi di non perderne il filo “ (E. Raimondi nella presentazione del volumeIl filo della storia” di IBC Emilia Romagna).

tessuto in fase di restauro

tessuto in fase di restauro

Valorizzare il proprio patrimonio culturale significa infatti stimolare la curiosità e l’interesse su di esso e fornire a tutti chiavi di accesso e opportunità di effettiva fruizione.
Probabilmente occorrerebbe ribaltare molti paradigmi: in questa orda di informazioni comunicative occorrerebbe meno spettacolarità in generale e dall’altro lato meno tecnicismi da parte degli operatori. Uno scambio trasversale di saperi aiuterebbe tutti: il colto deve dialogare di più col suo pubblico e fargli fare esperienze anche più “di pancia” e meno da manuale mentre il pubblico dovrebbe essere più educato al buon gusto.
Magari si riuscirebbero a sbloccare nuove opportunità economiche con nuovi sponsor dall’estero e che oggi “sono arrivati ad essere per la maggior parte over 50” – come mi dice Laura – lasciando scarse o nulle speranze per il futuro del settore.

Tricolore dopo i lavori di restauro - dall'archivio RT Restauro Tessile

Tricolore dopo i lavori di restauro – dall’archivio RT Restauro Tessile

Si dovrebbe consegnare alla gente un’arte che riesca a fare stare bene tutti.
Così, il lavoro che la riguarda, potrebbe recuperare il suo adeguato riconoscimento e maggiori opportunità